Toscana Resort
Sandro Roggio
Un servizio del settimanale Carta (n. 41, 17 novembre 2007) sul paventato “sviluppo del territorio” di Castelfalfi, nelle colline toscane
Della Toscana porto sempre nella memoria e nel cuore le immagini del borgo di Castelfalfi nei pressi di Montaione. A lungo ho creduto che questo luogo – fortunatamente marginale ai grandi flussi turistici – avrebbe resistito, conservando il senso della sua storia, restio a svendersi. Magari riacquistando una comunità di abitanti legati al paesaggio fruttifero ( dieci chilometri quadrati di vigne, ulivi, bosco).

D’altra parte si avverte la stratificazione di luogo conteso; si sa delle incursioni per prenderselo Castrum Faolfi, degli sfregi subiti ( dalla chiesa di San Floriano per mano dei soldati di Pietro Strozzi nel Cinquecento). Però ho sempre pensato di ritrovarli intatti Castelfalfi e i profili dei colli circostanti. Difficile immaginare di togliere o aggiungere qualcosa a un posto come questo, come alle linee dei palazzi nei canali veneziani o al tessuto monumentale di Roma.
Qualche timore dopo le prime notizie di passaggi di proprietà della tenuta. Visto il secondario interesse degli acquirenti per il suo passato legato alla campagna e le indiscrezioni sull’obiettivo di trasformarlo in un albergone. Nello sfondo il proposito di liberarlo dai residenti nelle case quattrocentesche tra il castello e la villa , da trasferire nel borgo nuovo, nel crinale che guarda le balze di Montaione. Buon pretesto. L’argomento degli abitanti da sistemare serve per far passare incrementi di volume senza tante storie.

Vicissitudini varie, dovute alla scarsa solidità delle imprese , hanno rallentato l’operazione. Il borgo è oggi deserto. Tutto è disanimato, in quel clima sospeso che si registra nei luoghi in attesa da anni di più redditizie condizioni. C’e però un campo da golf tra le colline,interferenza fastidiosa nello sguardo che si allunga verso Volterra. Del borgo nuovo un abbozzo, due blocchi edilizi che ammiccano all’architettura del borgo storico, tavoli e sedie bianche in pvc in ogni terrazzo. Di recente l’annuncio: si riparte in grande a cura del supergruppo tedesco TUI che ha rilevato quasi tutto; e i segni di nuova efficienza si intravedono, un edificio è stato rilevato nei dettagli, una ditta di pulizie sgombera i piani terra dell’albergo, di fronte una vetrina spolverata che espone prodotti della fattoria. Spicca un edificio nuovo, all’ingresso un plastico, cinque metri quadri inscatolati in plexiglass per spiegare il masterplan “ Toscana Resort Castelfalfi”, maBstab 1:2000.

foto di Sandro Roggio


La presentazione del progetto è fissata per domenica 21 ottobre, a Montaione con il patrocinio del Comune. Ci sarebbe da aspettarsi una presenza vasta di estranei (azzardo: della stampa estera, data l’importanza translocale dell’oggetto). Invece l’atmosfera è quella intirizzita e sonnolenta, da strapaese in attesa dell’ ora di pranzo. C’è il Garante della Comunicazione della Regione, che autocertifica l’imparzialità del messaggio che per cominciare manda sullo schermo: un lungo spot su Castelfalfi- TUI, molto apprezzato dall’imprenditore che si complimenta. Poi preambolo della sindaca, la presentazione del progetto, ancora la sindaca e infine un commento del Garante che tira fino a mezzogiorno, quando si capisce – dai profumi d’arrosto – che non si potrà contare a lungo sull’attenzione della platea. L’ illustrazione è neutrale (?), si sottolinea continuamente. Però si omettono le informazioni sulle quantità di volume in progetto ( e sul numero di abitanti previsti) su cui neppure il depliant, a spese dell’impresa, fa chiarezza. Si dice che il progetto mira – potrebbe essere altrimenti ? – a produrre vantaggi alla comunità locale impoverita (?) per cui occorre opporsi al degrado ( al degrado?) del paesaggio dato che qui l’agricoltura langue (langue?). E si descrive il vecchio borgo e tutto il patrimonio edilizio dell’ appoderamento, come se TUI avesse in carico un cumulo di macerie e non un capolavoro.

Nel depliant disegni acquerellati impastano il nuovo ( quattro villaggi e un “Robinson club”) con il vecchio “da salvare”. Ma, a pagina 20, compare inopinatamente la foto del casale Poggiali da demolire – gulp! – per non impicciare la piazza di uno dei villaggi in progetto.

Per rimediare al “degrado diffuso” non basta un cauto recupero dell’esistente e il potenziamento dell’azienda agricola , ma è indispensabile un disinvolto investimento edilizio. La cura per rinvigorire la civitas e l’urbs di Castelfalfi consiste insomma nel raddoppio della volumetria che passerebbe da 230mila ad almeno 400mila metri cubi, anche case da vendere parrebbe (ma non si dice quante in rapporto alle attrezzature ricettive ). Un insediamento da 5-6000 utenti (?). Infrastrutture e parcheggi per un migliaio (?) di auto e bus, e il raddoppio del campo da golf , 160 ettari, che così com’è – dice l’ impresa – è inadeguato alla bisogna. “Saremo attenti a fonti energetiche e risorse idriche!” (ma silenzio sulla circostanza che i campi da golf di acqua ne consumano uno sproposito).

In tutto si spenderanno, ecco il dato sbandierato, 300milioni di euro ( due terzi in edilizia). Il Comune ha deliberato l’assenso in linea con le generiche indicazioni del Piano strutturale ( che consente un incremento di volume non superiore al 10% dell’esistente), dando per scontata l’approvazione di una variante al Regolamento urbanistico, pure in presenza di un vincolo idrogeologico nelle aree di espansione. Ma neppure un accenno a vincoli superiori a presidio del paesaggio introdotti dal Codice Urbani.

Sembra di non essere nella Toscana che dava esempi di buon governo del territorio, con quell’eredità che si ritrova nella cura dei luoghi, esemplarmente praticata e nelle teorie illustri (dagli affreschi di Ambrogio Lorenzetti alle lezioni di Edoardo Detti).

Colpisce la sottovalutazione di un’operazione che intaccherà e falsificherà profondamente il paesaggio di Castelfalfi, perché non c’è precauzione che valga per evitare la botta di oltre centomila mc in quel delicato contesto. Il buon affare lo farà TUI, questa è la sola certezza: ci vuole poco a capire che non c’è convenienza pubblica ad omologare un luogo autentico agli standard dell’industria delle vacanze, come sanno i turisti che scelgono la Toscana.

Stupisce che questa delicata fase informativa di avvio, da cui dipendono le successive, sia di parte e sfuggente, e la sola preoccupazione manifestata con nettezza quella di rendere agevole il percorso. Bisognerebbe invece dire alla platea che questi modi di trasformazione trovano molte opposizioni, ormai anche nei luoghi del sottosviluppo (per molto ma molto meno, a Monticchiello, non lontano da qui, è intervenuto il ministro Rutelli). Un processo partecipato non può che configurarsi come un dibattimento: se non proprio un’accusa e una difesa a confronto, almeno la presentazione degli svantaggi senza sottovalutazioni. Che dirà la Regione di tutto questo ? Non dovrebbe avere difficoltà a spiegare, tempestivamente, che specialmente da queste parti lo sviluppo è assicurato dalla tutela dei luoghi. Ma nei successivi incontri, secondo uno svolgimento prevedibile, solo Italia Nostra, Wwf e Legambiente avanzano forti riserve.

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Vedi anche Difesa del paesaggio o monocultura turistica?, sul medesimo numero di Carta

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