Le trenta cose che il Movimento 5 stelle non ha ancora fatto per l’ambiente
Eddyburg
the submarine, 8 ottobre 2018. Il M5s ha sostenuto in campagna elettorale molte lotte ambientaliste e si è detto contrario alla devastazione dei territori e agli interessi mafiosi. Dopo sei mesi di governo, si può confermare che si trattava di mera propaganda. (i.b.)



Da quando è al governo, il Movimento 5 Stelle — fino a poco tempo fa schierato in prima linea per la difesa dell’ambiente — ha smesso progressivamente di parlare di tematiche ambientali.

Questo sarebbe il governo del cambiamento, secondo chi è al governo. Il cambiamento che in tutto il mondo è più percettibile da chiunque, però, è quello climatico. Ieri l’IPCC ha pubblicato uno studio da cui emerge che la situazione del clima è più grave di quanto previsto: anche se tutti i partecipanti agli accordi di Parigi rispettassero gli impegni presi, probabilmente non si riuscirebbe a limitare in modo decisivo fenomeni catastrofici. Se prima si pensava che esondazioni, aumento del livello del mare e strage di coralli e pesci si sarebbero verificati col raggiungimento di due gradi centigradi di riscaldamento rispetto all’era preindustriale, il nuovo studio certifica che si verificheranno anche con un aumento di un grado e mezzo. Che è molto difficile da evitare.

Nel nostro paese dovrebbe esserci qualcosa di diverso, però, che dovrebbe far vedere un minimo di speranza in fondo al tunnel: per la prima volta un partito che tra i suoi primi punti identificativi ha sempre avuto la tutela dell’ambiente, il Movimento 5 stelle. Addirittura, le cinque stelle nel simbolo del partito dovrebbero rappresentare la tutela dell’acqua pubblica, della mobilità sostenibile, dello sviluppo, della connettività e dell’ambiente. Ma questa è archeologia politica: la simbologia risale agli albori del partito.
Cosa sta facendo per la tutela dell’ambiente il Movimento 5 stelle, ora che è alla guida del paese?

Poco più di niente: non quanto ci si aspetterebbe da un partito che si era mostrato così schierato sui temi ambientali. Ha fatto di più durante la scorsa legislatura, quando ad esempio ha firmato con LeU una legge per la sostituzione dell’amianto e incentivo al fotovoltaico, o una legge sugli ecoreati firmata con il Pd. Ci sono una serie di cose che dovrebbero essere all’ordine del giorno ora che il partito è al governo, e che invece stanno venendo ignorate, rimandate, o affrontate in modo incompleto, in molti casi in aperto spregio di cose dette o scritte dagli esponenti del movimento negli scorsi anni. Vediamone qualcuna.

No carbon tax
In un post del blog di Beppe Grillo del 4 luglio del 2017, si proponeva una “revisione organica delle imposte sussidi procedendo alle eliminazioni di quelle risultate non efficaci per la tutela ambientale e conseguente introduzione di misure che, attualmente, ancora mancano nel nostro ordinamento. Ad esempio la carbon tax.” [la pagina del blog è stata rimossa. ndr]

La carbon tax è uno dei metodi più efficaci per agire sul consumo di energie non rinnovabili, e come avevamo spiegato questo giugno, sarebbe il momento di implementarla anche in Italia. Al momento però il governo non sembra avere la minima intenzione di implementarla, essendo a quanto pare più orientato sulla flat tax del suo alleato Salvini.

No chiusura trivelle
In una recente visita a Potenza, Di Maio è stato contradditorio. Prima ha dichiarato di non essere favorevole a un’eccessiva espansione di “sterminati” campi dedicati all’energia eolica e fotovoltaica. Poi di non volere dare priorità al petrolio che “minaccia la salute dei lucani.” Però poi ha anche sostenuto di essere “pragmatico” e che non firmerà concessioni per trivelle a meno che non ci sia un ritorno anche per i cittadini della Basilicata. Insomma, darà le concessioni per nuove trivelle. Tutto questo dopo che il Movimento è stato in prima linea per il referendum antitrivelle sulla riviera adriatica, e anche nella stessa Basilicata.

No eliminazione sussidi combustibili fossili
L’Italia spende ogni anno 16 miliardi in sussidi diretti e indiretti ai combustibili fossili. La loro eliminazione è tra gli obiettivi degli accordi di Parigi. Al momento non sembra essere però tra le priorità del governo. Nel dicembre del 2017, era apparso in proposito un articolo sul blog di Beppe Grillo.

Questi tre sono forse gli argomenti più macroscopici sui quali il governo si è mostrato reticente. Ma ce ne sono altri, che pur essendo meno importanti o gravi, meritano comunque una citazione, e che dovrebbero essere all’ordine del giorno di un partito che vorrebbe garantire in modo così cristallino la difesa dell’ambiente.
Cose di cui il Movimento 5 Stelle non parla nemmeno più:
No inizio procedure partecipate per decidere localizzazione costruzione impianti rinnovabili — manca un piano dell’energia rinnovabile nazionale.
No sussidi a industrie rinnovabili.
No finanziamento su tecnologie di accumulo energia.
No incentivi a impianti rinnovabili domestici.
No piano installazione impianti rinnovabili in piccole isole.
No incentivi edifici basso impatto energetico e geotermia a bassa entalpia.
No piano per la transizione del Sud Italia a fotovoltaico.
No dibattito sul building integrated fotovoltaico.
No stretta elettrificazione su industrie, ad esempio sull’ILVA.
No piano di protezione degli habitat della biodiversità marina.
No piano sostituzione distribuzione combustibili fossili automobili con infrastruttura elettrica.
No piano eliminazione automobili a combustibili fossili.
No piano trasformazione ambiente urbano da auto a trasporti pubbico+bici.
No piano mobilità ciclabile nazionale.
No piano potenziamento ed estensione ferrovie.
No piano trasmigrazione trasporto merci da gomma a ferrovie.
No piano sostituzione grandi navi con elettriche.
No piano utilizzo biocombustibili negli aerei che partono da aeroporti italiani.
No stretta contro deforestazione, anzi.
No normativa per la tutela del suolo.
No regolamentazione contro overfishing.
No stretta su inquinamento climalterante.
No stretta su inquinamento climalterante marino.
No normativa regolamentazione e virtuosismo ambientale della filiera del cibo biologico .
No legge contro cementificazione.
No ricerca per studiare effetti cambiamento climatico sul paese – anzi, chiusura di Italiasicura.
No incentivo al dibattito pubblico in tv sul cambiamento climatico.

A questo articolo ha collaborato Tommaso Sansone.
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