Eddytoriale 163
Eddyburg
Inseriamo questa volta comeeddytoriale il contributo del direttore di eddyburg al prezioso libro, RottamaItalia, inventato e curato da Tomaso Montanari e Sergio Staino, e gratuitamenteedito e distribuito da Altreconomia. Rispetto al testo riportato nel libro abbiamo aggiunto alcune note a pie' di pagina

Craxi, Berlusconi, Renzi. Tre autoridel disastro

Tutti gli elementi nefasti della controriforma iniziatatrent’anni fa sono presenti nel decreto Sblocca Italia. Ho parlato di unacontroriforma iniziata trent’anni fa. Infatti Matteo Renzi è il prolungatore ecompletatore di un processo iniziato in Italia tra la fine degli anni Settantae l’inizio degli Ottanta. Non è casuale la coincidenza temporale tra quelprocesso e l’affermazione del dominio di quello che chiamiamo “neoliberismo”, eche Luciano Gallino ha definito “Finanzcapitalismo”. Mentre in Gran Bretagna enegli USA trionfano Margaret Thacher e Donald Regan, mentre Milton Friedman e iChicago Boys diventano, dopo l’esperienza cilena, i consiglieri dei governi delPrimo mondo, in Italia sale al potere Bettino Craxi. E’ l’inizio dell’affermazionedi un’ ideologia e una prassi che si riveleranno vincenti. “Meno stato e più mercato”,“via lacci e lacciuoli” , “privato è bello” ne sono gli slogan, proclamati nonsolo dai “modernizzatori” craxiani ma anche nella sinistra[1].
Tra gli strumenti principali della prassi craxiana eccoapparire, e presto dominare, l’”urbanistica contrattata” (cioè l’assunzionedegli interessi immobiliari come motori delle scelte sull’uso del territorio),e la deroga sempre più ampia degli interventi sul territorio dalla logica edalle regole della pianificazione. La benemerita azione del pool Mani pulitesvela il pauroso intreccio di reati contro l’interesse collettivo che quellaprassi ha generato, nel quadro di un più ampio asservimento delle funzionipubbliche agli interessi privati di persone, partiti, fazioni.

Ma l’Italia politica non è pronta a raccogliere il messaggiotacitamente lanciato da quell’ indagine. Ecco invece “scendere in campo” SilvioBerlusconi. Un uomo la cui fortuna economica è uno dei prodotti dellaTangentopoli craxiana. Meglio di Craxi ha saputo forgiare il cervello degliitaliani, con l’uso sapiente del suo potere mediatico e la capacità dicogliere, nelle pieghe del carattere degli italiani, i lati peggiori e piùutili all’affermazione della sua strategia di potere: l’insofferenza alleregole valide per tutti, il clientelismo familistico, il dolore nel pagare letasse. (A metà del ventennio berlusconiano un uomo che, come Tommaso PadoaSchioppa, affermava «le tasse? Bellissime. Un modo civile di contribuire aiservizi» appariva del tutto fuori dal mondo).

E’ inutile dilungarsi troppo sulla concezione e sullepratiche della fase berlusconiana nel governo del territorio: lo hannocriticato in molti, compresa una buona parte di quelli che oggi applaudono alsuo successore. Un’immagine e due slogan sono sufficienti a sintetizzarle.L’immagine è quella che espose nello studio televisivo del suo scudiero BrunoVespa: l’Italia delle mille autostrade e del trionfo delle Grandi opere. Glislogan sono:   «ciascuno è padrone a casasua» e «é giusto non pagare le tasse».

Un atto amministrativo (che ha avuto econtinua ad avere un effetto dirompente quanto lo Sblocca Italia) è il cosiddetto“Piano casa”. Un provvedimento mai tradotto in legge nazionale ma che hacondotto le regioni di tutte le latitudini politiche a legiferare conferendo“premialità” a moltissimi proprietari di immobili che volessero “valorizzare” ipropri edifici aumentandone la cubatura e modificandone l’utilizzazione. Inderoga, salvo in pochi casi virtuosi, alle regole urbanistiche ed edilizia vigenti(e perfino, nella Sardegna di Cappellacci, ai precetti di tutela paesaggistica[2]). 

L’accodarsi dei governi regionali agli indirizzi berlusconiani testimoniano ilcarattere quasi egemonico della strategia craxiano-berlusconiana. Il fatto chenel Lazio, oggi governato dal centrosinistra, si voglia prorogare (ultra legem)il “piano casa” della precedente giunta di destra è una delle molte prove dellacontinuità della politica del PD (ma ormai lo chiamo PMR) con quella dei dueprecedenti leader.

Renzi rappresenta certamente la piena continuità con lastrategia d’uso del territorio espressa e praticata da Craxi e Berlusconi. Loargomentano gli scritti raccolti in questo volumetto. A quella dei due antenatiMatteo aggiunge però qualcosa di suo: al di là del linguaggio, dell’ appeal giovanilisticoe scanzonato, dell’uso di strumenti comunicativi idonei alla percezione della “societàliquida”, egli coglie – come rafforzativo delle sua linea - l’occasione offertadell’austerity della troika europea. “L’Europa lo chiede” è uno slogan chesupera la necessità, per Matteo, di ricorrere alle diverse, occasionali“emergenze” utilizzate (e spesso artatamente provocate) da Bettino e da Silvio.

É facile individuare nello Sblocca Italia le idee forzadella strategia renziana. Il primato dell’economia sulla politica (e diun’economia che premia i ricchi e punisce i poveri). La riduzione dellapolitica a strumento del potere dell’”asso pigliatutto”, dove l’asso può esserebicipite (Matteo+Silvio). La demonizzazione della storia, come strumento perfar apparire migliore tutto ciò che è “innovativo” sol perché è diverso da quelche è stato prima (di Lui, s’intende).

Ecco alcune delle conseguenza nei precetti del decreto. Lasua visione cancella la molteplicità e la ricchezza delle sue dimensioni delterritorio: l’essere la pelle del pianeta e l’habitat della società. Ilterritorio non è un patrimonio dellecui qualità possano godere tutti e da accrescere nel succedersi dellegenerazioni: è una risorsa dasfruttare per accrescere il PIL (quel totem contro cui Robert Clinton pronunciònel 1968 il famoso anatema[3]), percostruire autostrade e altre infrastrutture per il trasporto, centricommerciali, e direzionali, grandi opere spesso inutili, o addirittura dannoseper gli stessi fini per cui vengono proposte (basta pensare al MoSE veneziano),ma utili per i gruppi finanziari che ne raccolgono le rendite, spesso prodottedal danaro pubblico (cioè dalle tasse versate da chi non le evade). L’abitare non è un diritto di tutti gliabitanti, quale che sia il livello di reddito: è lo strumento per accrescere lospreco del territorio, e soprattutto il valore commerciale della proprietàimmobiliare. Gli spazi e i servizi pubblici (a partire dall’acqua, finoall’università) non sono elementi spaziali e funzionali ai quali chiunque puòaccedere per soddisfare le esigenze, personali e sociali, non soddisfacibilinell’ambito della propria abitazione (home),ma diventano prestazioni erogabili da operatori interessati non alla qualitàdel servizio reso all’”utente”, ma dal vantaggio economico che ne possono trarredal “cliente”.

E’ del tutto evidente che questa visione comporta lanecessità di indebolire, o meglio scardinare, qualsiasi ostacolo che si oppongaal libero arbitrio dei saccheggiatori del territorio. Ed ecco spazzare via leregole che limitavano, e ancora tentano di limitare, il potere dei proprietariimmobiliari di modificare a loro piacimento il suolo. Ecco la generalizzazionedelle deroghe, dei “silenzi assensi”, degli altri strumenti di deregolazioneinventati agli albori del craxismo e rafforzati negli anni successivi.

Ecco,con Renzi, riprendere quota e vigore quella perversa invenzione delcentrosinistra pre-renziano che è il riconoscimento di “diritti edificatori”,spettanti a ciascun proprietario fondiario.
Ma per eliminare le regole sull’uso del territorio occorreabbattere i due baluardi che sorreggono la loro efficacia: la pianificazioneurbana e territoriale come metodo e strumento dell’azione pubblica, e laburocrazia delle istituzioni (quella privata si moltiplica a dismisura); quellaburocrazia pubblica che è essenziale perché le regole stabilite nell’interessepubblico siano effettivamente rispettate.
Tutto ciò è chiaramente leggibile negli atti e nelle paroledi Matteo Renzi, fino al monstrumdello Sblocca Italia. Ma il sigillo finale, dovrebbe fornirlo la proposta dilegge urbanistica di Maurizio Lupi. Quest’ultima non è solo la ciliegina sullatorta: è la sintesi, e insieme la traduzione in sistema permanente (al di làdell’emergenza) di un nuovo regolazione del rapporto tra gli attori nelprocesso di governo delle trasformazioni del territorio. Una regolazione cherovescia il rapporto tra privato e pubblico elaborato nel corso di oltre duesecoli[4].

Bravo Matteo, sei un gigante; ma noi aspettiamo un Davide,possibilmente collettivo.

Edoardo Salzano, 29 settembre2014



[1]Come non ricordare il ruolo negativo che ebbero l'azione di Lucio Libertini, cui ladirezione del PCI aveva affidato le competenze in materia di urbanistica eterritorio alla metà degli anni Ottanta, e la sordità dei massimi dirigenti diquel partito. Le vicende di quegli anni andrebbero raccontate più ampiamente diquanto io abbia già fatto nel mio libro: Memorie di un urbanista.L’Italia che ho vissuto (Corte del fòntego editore, Venezia 2009), nel capitolo“Verso il buio: Tangentopoli e Mani pulite”.
[2]Si rinvia in proposito all’ampia documentazione contenuta nell’archivio dieddyburg, nella cartella SOS Sardegna,e al libro Lezione di piano (a cura di E.S, Corte del fòntego editore. 2012).
[3]Qualcuno dei lettori non lo ha letto, o non lo ricorda? Lo trovate,naturalmente, su eddyburg, esattamente qui, col titolo Ciò che il PIL misura e ciò che non misura
[4]Cogliamo l’occasione per invitare i lettori che ancora non l’abbiano fatto aleggere e – se lo condividono – ad aderire l’appello "Rottamare la legge Lupi",raggiungibile qui con le adesioni finora raccolte. Per aderire basta mandareuna e-mail col vostro cognome, nome e qualifica a Mariapia Robbe. 
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