La crisi di Italia Nostra
Renzo Moschini
Nel destino dell’associazione di Cederna si riflette quello dell’ambientalismo italiano, fra carenza di analisi e latitanza della politica. Su greenreport.it, 31 gennaio 2011
Goffredo Fofi su l'Unità ha denunciato -parlando della crisi della storica associazione ambientalista- il rischio per tutti noi di abituarci all'idea della bruttezza e dell'imbecillità. L'associazione è in crisi come si sa da tempo; i in più d'un caso se ne sono occupate anche le cronache suscitando sorpresa e amarezza in chi conosce il ruolo importante da essa giocato - come Fofi ricorda -, ad esempio, sulla legge 394 sulle aree naturali, la difesa delle coste, il Parco del Delta del Po, quello dell'Appia antica a Roma e in tante altre battaglie. Crisi che amareggia ancor più perché mai come in questo momento le politiche ambientali e non solo nel nostro paese appaiono decisive se vogliamo uscire da una crisi in cui danni ambientali ed economici appaiono strettamente intrecciati. Un intreccio che richiede da parte delle istituzioni un governo del territorio in cui sia superata ogni separazione. Una novità questa a cui non hanno saputo far fronte adeguatamente neppure forze politiche come i verdi che dell'ambiente avevano pur fatto la loro bandiera.
E che presenta innegabili e inedite novità anche per l'associazionismo ambientalista che non sempre se l'è cavata e se la cava bene nel rapporto con il sistema istituzionale. Sistema che a sua volta -specie in questo momento- mostra grandissime difficoltà e pesanti colpe nell'avviare finalmente un politica non più all'insegna della bruttezza e dell'imbecillità. Chi ha visto la puntata di Presa Diretta di Iacona dedicata alla bella politica e a Vassallo il sindaco di Pollica assassinato sarà rimasto probabilmente sorpreso del fatto che lui al pari del sindaco di Isola Capo Rizzuto non abbiano trovato sempre e non trovino sempre neppure nella propria parte politica il sostegno che ci sarebbe dovuti aspettare.
E non colpisce meno il fatto che in quei territori (ma la cosa non riguarda solo il Cilento o il sud) molti comuni abbiano strumenti di governo del territorio fermi agli anni sessanta-settanta. Ed è ancora più sorprendente che di questa situazione per la quale il titolo V della Costituzione dal 2001 prevedeva una vera riforma, nessuno o quasi parla né in parlamento né fuori malgrado le chiacchiere sul federalismo.
Eppure quando parliamo - tanto per fare due esempi non a caso - di bacini idrografici e di parchi parliamo si strumenti e soggetti istituzionali preposti alla gestione di aspetti decisivi della pianificazione del territorio che poi però non trovi neppure citati in un documento recente di Italia Nostra in cui si denunciano le non poche malefatte ambientali. Ecco, istituzioni e associazionismo ambientalista se non riusciranno - ognuno facendo la sua parte - a sintonizzarsi adeguatamente a questa novità difficilmente riusciranno ad evitare altre Pompei.
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