Sulla pelle dei cittadini
Vittorio Emiliani
Continuano le critiche argomentate alla distruzione del dopo-terremoto in Abruzzo. L’editoriale de l’Unità (30 novembre), preludio a un ampio servizio sui danni al patrimonio aquilano
Per i beni artistici di Marche e Umbria l’allora ministro Walter Veltroni, d’intesa con Prodi, nominò commissario lo stesso direttore generale del Ministero per i beni e le attività culturali, Mario Serio, che a sua volta scelse dei vice di alto profilo e si coordinò senza problemi con i due presidenti regionali, con le soprintendenze e con la Protezione civile, utilizzando anche universitari di vasta competenza specifica (Bruno Toscano per l’Umbria e Marisa Dalai per le Marche). Tutto nel modo più rapido e sicuro, e con fondi adeguati. I risultati si sono visti, a partire dalla Basilica superiore di San Francesco minacciata di crollo totale e riconsegnata in meno di due anni, restaurata e messa in sicurezza.

Anche all’interno della contestata ricostruzione irpina il lavoro svolto dalla Soprintendenza speciale guidata da Giuseppe Proietti a Napoli e da Mario De Cunzo «sul campo » fu l’unico concreto e apprezzato da tutti. Per non parlare del Friuli. In Abruzzo è successo l’esatto contrario. Hanno voluto fare tutto Berlusconi e Bertolaso - lo conferma l’inchiesta puntuale di Luca Del Frà (da pagina 4 s pagina 7) - escludendo il devoto ministro Sandro Bondi, in ginocchio, i soprintendenti e altri esperti. Sette mesi dopo il risultato è il rovescio di quelli di Assisi e delle altre città terremotate, da Foligno fino ad Urbino: chiese ancora scoperchiate, palazzi esposti alle intemperie, arredi - a cominciare dai preziosi organi musicali antichi - lasciati a lungo sotto le macerie oppure tirati via maldestramente da volontari inesperti e mal guidati.

E soprattutto il grande, complesso, disastrato centro storico dell’Aquila ancora alle prese con le macerie, con i piccoli proprietari che non vedono ripartire nulla e, disperati, vendono, anzi svendono. A chi? A Fintecna? Con quale destinazione? Un bel business immobiliare e/o turistico, sulla pelle dei residenti che lì non torneranno mai più. Aquila, addio.

In Abruzzo, diciamolo forte, c’è pure stata, presto, tanta rassegnazione di fronte alla pur aggressiva sbrigatività «militare» dell’operazione Berlusconi-Bertolaso. Lo stesso appello per il recupero di fondi adeguati per la ricostruzione da parte di tutti gli ex ministri dei Beni Culturali più recenti (Rutelli escluso) promosso da Giovanna Melandri, non ha avuto eco.

Né gli enti regionali e locali abruzzesi hanno saputo farne - che a merisulti - una loro bandiera. Bondi ha detto di sì (ma non gli duole il collo a forza di chinarlo?) anche alla attribuzione diretta dei fondi alle Diocesi per restauri e messe in sicurezza. Chi vigilerà su progetti, appalti, lavori? Il vescovo ausiliare mandato dal papa non appena i vescovi abruzzesi si sono mostrati troppo irrequieti verso un uomo pio come Silvio? E la beffa dei monumenti «adottati» dai Paesi del G8, poi dileguatisi? Giusta punizione per una sorta di «accattonaggio» di Stato promosso dal miliardario Berlusconi. Del resto, chi avrebbe approntato per loro studi, ricerche, progetti tecnici credibili? Bertolaso forse?

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Antonio Perrotti
Lucida denuncia degli errori compiuti nella ricostruzione dell'Aquila da parte di ex funzionario pubblico della Regione Abruzzo, profondo conoscitore delle vicende e del territorio, nonché attivista dei comitati post-sismici e ambientalisti (e.s./i.b.).
Tomaso Montanari
Il Fatto quotidiano, 8 aprile 2019. Manca la città ed è inevitabile che sia così, date le premesse. Ma se la memoria si facesse cultura e la cultura comunità, L'Aquila potrebbe dare l’ennesima, memorabile lezione di futuro. (m.b.)
Serena Giannico
«Ad una cosa non ci siamo abituati: a non poter avere le prerogative di una normale comunità, a cominciare dalla possibilità di incontrarsi senza essersi dati appuntamento. Mancano i luoghi per questo; non luoghi costruiti ad hoc, ma i luoghi del quotidiano. E per gli aquilani questi luoghi si trovavano nel centro storico».
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