Diario di un terremoto dimenticato
Vittorio Emiliani
La vetrina mediatica su L’Aquila si è oscurata, rimangono i problemi, molti e gravi: un primo elenco. Da l’Unità, 3 novembre 2009 (m.p.g.)
Si parla poco ormai del post-terremoto aquilano. E’ passata la consegna del silenzio o del “tutto va ben” assoluto. Ma qual è la situazione reale al di là del taglio di qualche nastro? Ecco un “diario” estratto dalle cronache locali del “Messaggero”, per lo più di Claudio Fazzi.
Lunedì 26 ottobre: nuova scossa di terremoto semina panico. Quanti sono rimasti fuori dalle assegnazioni di case e qui lavorano o hanno figli a scuola chiedono camper e container. Rifiutano di trasferirsi lontano. I costruttori locali denunciano: i siti che ricevono le macerie sono inesistenti. Quelli aperti hanno prezzi troppo alti. Così c’è chi scarica nei dirupi, lungo i torrenti o sopra altri cumuli. La Protezione Civile rimborsa soltanto le perizie geologiche.

Martedì 28: Il Rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio: è pronto a dimettersi qualora “le giuste attese degli studenti restassero ancora inevase” per servizi e alloggi. Ha scritto una lettera al presidente Napolitano. Sospendere le iscrizioni “avrebbe significato la morte dell’Università aquilana” che dà lavoro a oltre mille persone.

Mercoledì 29: anche il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, minaccia di dimettersi, ma per problemi di giunta. Denuncia il grave ritardo nei lavori per l’Ospedale. Teme che si voglia, anche così, declassare l’Aquila. Tarda la ristrutturazione del laboratorio di analisi. “Sul blocco operatorio bisogna lavorare 24 ore su 24”. Cialente è pure preoccupato per la diffusione dell’influenza A nelle zone del sisma.

Giovedì 29: rapporti tesi fra consiglieri aquilani e Protezione Civile. Gli assistiti risultano così divisi: 8.637 in case private, 13.178 fra alberghi e caserme, 2.276 in tenda. Il Progetto case tanto sbandierato ha accolto per ora circa 2.000 persone fra Bazzano, Cese e MAP.

Venerdì 30: il sottosegretario Gianni Letta afferma: “L’Aquila è una città che non deve morire”. Aggiunge che “se non finisce l’emergenza, non può cominciare la ricostruzione”.

Sabato 31: la Caritas dell’Aquila esprime grande preoccupazione perché nell’area del sisma ci sono quartieri nuovi, nati in pochi mesi, e zone, invece, spopolate. Così si propone di “incontrare le famiglie che si sono spostate” e di “aiutare i parroci a ricostruire le comunità”. Preservare le comunità: è il problema di fondo di ogni post-terremoto.

Domenica 1 novembre: bufera all’interno del Pdl abruzzese, il coordinatore regionale Piccone afferma che “Pescara è il vero capoluogo d’Abruzzo”. “Affermazione offensiva, ingiusta e vile”, commentano dall’Aquila il sindaco Cialente e la presidente della Provincia Pezzopane. Sopravvissuta al crollo della Casa dello studente, Antonella, pugliese, racconta: “Nessuno mi ha mai ascoltata e sono senza una stanza.”

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Lucida denuncia degli errori compiuti nella ricostruzione dell'Aquila da parte di ex funzionario pubblico della Regione Abruzzo, profondo conoscitore delle vicende e del territorio, nonché attivista dei comitati post-sismici e ambientalisti (e.s./i.b.).
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Il Fatto quotidiano, 8 aprile 2019. Manca la città ed è inevitabile che sia così, date le premesse. Ma se la memoria si facesse cultura e la cultura comunità, L'Aquila potrebbe dare l’ennesima, memorabile lezione di futuro. (m.b.)
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