L’Aquila e la ricostruzione «I monumenti traditi»
Fabrizio Caccia
Nulla ancora si muove per la ricostruzione del centro storico dell’Aquila. Corriere della Sera, 6 settembre 2009


L’AQUILA — Ci vivevano 20 mila aquilani, oggi invece milleduecento gatti, secondo l’ultimo censimento del Comune. Felini veri e propri, non un modo di dire. È il centro storico dell’Aquila, cinque mesi esatti dopo il terremoto del 6 aprile. «Silenzio tombale, finestre che sbattono, tende che volano agitate dal vento, ormai sembra un posto abitato solo da fantasmi...».

C’è grande tristezza nella voce di Stefania Pezzopane, presidente della Provincia dell’Aquila.«Sono preoccupata — confessa la Pezzopane — perché tra poco verrà la neve e molte case, molti monumenti, non sono stati ancora puntellati. Se arriva un’altra scossa, oppure una forte pioggia, quei muri rischieranno seriamente di crollare». Il presidente, così, lancia l’allarme: «Il centro storico è stato abbandonato. Perché mancano le risorse e anche gli uomini sul campo sono di meno rispetto ai primi mesi. Finita l’emergenza, infatti, molti vigili del fuoco hanno lasciato l’Aquila per fare rientro nelle loro caserme sparse per l’Italia. Però, qui da noi, i problemi restano. E sono ancora enormi...».

La città, va detto, con i suoi 3 milioni di metri cubi da demolire e 1.500 puntellamenti da fare, prova lo stesso a reagire. Nonostante la situazione sia difficilissima: 16.500 lavoratori in cassa integrazione, 1.500 piccole e medie imprese della «zona rossa» ormai ferme da cinque mesi, a spasso anche i 100 ambulanti storici di piazza Duomo. Un’altra risorsa era l’università: con 28 mila studenti iscritti (la metà «fuorisede»). Erano loro, soprattutto, ad animare la «movida» aquilana e il suo indotto: bar, ristoranti, turismo, servizi. Chissà se (e quanti) torneranno.

Ma tant’è. Ieri, con un’ordinanza, il sindaco Massimo Cialente ha voluto riaprire alcune strade del centro, per dare comunque un segnale di rinascita: via Zara, i Quattro Cantoni, corso Vittorio Emanuele, via Signorini Corsi, via Tedeschi, via San Bernardino, piazza Duomo. Già a giugno Cialente aveva riaperto il primo varco (corso Federico II) e così ieri, passeggiando per le vie picchettate, gli aquilani per qualche ora si sono ripresi un altro pezzetto di cuore (in serata c’è stata pure una fiaccolata in memoria delle vittime, la prima dopo 5 mesi a sfilare per le strade del Centro).

Oggi pomeriggio, a 150 giorni dal sisma, arriverà il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che visiterà il nuovo villaggio di Onna (costruito a tempo di record) e poi assisterà al concerto di Riccardo Muti nella caserma di Coppito. Il corteo presidenziale passerà anche per via XX settembre, la strada dove sorgeva la Casa dello Studente, la via dei 18 morti in una notte sola: ai lati sono rimaste le macerie.

«Dopo il G8 di luglio — incalza il presidente della Provincia Pezzopane — i Grandi del Mondo s’impegnarono ad adottare ciascuno un monumento della città. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, promise di prendersi carico della chiesa di Santa Maria Paganica; il premier spagnolo Zapatero s’interessò al Castello; Carla Bruni in Sarkozy disse di volersi occupare della chiesa delle Anime Sante. Benissimo, ora però speriamo che mantengano gli impegni».

Il sindaco Cialente condivide le preoccupazioni della Pezzopane: «Ci vorrebbero 3 miliardi di euro per rimettere a posto monumenti, chiese, edifici pubblici. Purtroppo i soldi non ci sono e dunque non sarà facile compiere il miracolo. A Noto, i siciliani furono bravissimi a ricostruire la loro cattedrale crollata, ma noi a L’Aquila solo in centro abbiamo almeno 25 basiliche da restaurare. Senza contare gli edifici storici: palazzo Carli, palazzo Margherita, la scuola De Amicis, il cortile di palazzo Dragonetti, le bellezze distrutte di via Roma. Eppoi l’Auditorium, il Teatro, la Biblioteca. Così, visto che a suo tempo non si è voluta la tassa di scopo, ora confido molto nella prossima Finanziaria...

». Cialente dice che sono ben 3.600 ore che non dorme: 5 mesi, appunto. «Stiamo facendo i salti mortali — racconta —. Per fortuna anche le grandi banche, le singole Regioni, le Province, perfino i Cavalieri del Lavoro, si stanno facendo avanti per adottare ciascuno un monumento. Le difficoltà, però, sono tantissime». Un esempio? «Ho chiesto di assumere in Comune 120 persone per seguire le migliaia di pratiche della ricostruzione, rimborsi, finanziamenti, controlli dei cantieri, ma ancora non mi arriva l’ok dall’amministrazione centrale », accusa il sindaco.

Riflette, dal canto suo, Stefania Pezzopane: «Bene hanno fatto governo e Protezione civile. È stato giusto, fin qui, concentrare ogni sforzo per realizzare le case provvisorie a beneficio di migliaia e migliaia di persone (entro il 28 settembre saranno consegnate le prime 13 palazzine antisismiche, mentre in vista dell’autunno cominciano a chiudere le tendopoli e in molti hanno già traslocato nella caserma del G8, ndr ). Però, poi, servirà un impegno altrettanto straordinario per mettere mano al degrado del Centro...», ammonisce il presidente della Provincia.

«Ci vuole un salto di qualità — conclude Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo e commissario per la ricostruzione del patrimonio culturale —. Finora, infatti, c’è stata troppa frammentazione nel processo di governance . Intrecci di funzioni, responsabilità, competenze. Bisognerà cambiare. Davanti ci aspettano dieci anni duri di lavoro, ma dico subito che non basterà ricostruire la città così com’era. Per l’Aquila urgono nuovi scenari».

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