In mostra i mille volti del Bel Paese
Sandro Roggio
Una bella mostra sulla storia recente attraverso i mutamenti del paesaggio: A Roma, raccontata su la Nuova Sardegna, 27 dicembre 2006
Ci stiamo abituando a guardare il territorio dall’alto con le sequenze veloci di Google Earth, per cui il punto di vista può essere in ogni luogo mentre il paesaggio - l’iperpaesaggio - si trasforma sotto i nostri occhi. E rischia di sfuggirci il senso di quell’altra percezione, ben più sedimentata, della prospettiva centrale verso una scena ordinata, degli atlanti in scala, delle fotografie e del cinema. E anche delle vicende umane che ogni luogo racconta. Per ritrovare le coordinate spazio- temporali del paesaggio italiano è servita la mostra «L’Italia: paesaggio e territorio» nel complesso del Vittoriano a Roma. Una esposizione sobria fuori dal giro delle mostre-business; della quale è ora disponibile il catalogo che propone in maniera quasi integrale il suo contenuto (pubblicato da Gangemi editore). Circa 200 opere tra dipinti e disegni, incisioni e cartografie, cartoline ecc. Oltre a un ricco apparato di testi che spiegano con precisione gli obiettivi della ricerca (di grande interesse i saggi di Giuseppe Galasso e Guido Melis).
La mostra è una conferma: il paesaggio è una delle fonti essenziali per conoscere la storia d’Italia. D’altra parte, seguendo la traccia proposta dai curatori - coordinati da Sabino Cassese - si vede che la storia ha contribuito in maniera determinante a modificare i quadri della regioni e delle città italiane. Per capire cosa è successo, grosso modo in cinque secoli, sono indispensabili i documenti preziosi distribuiti in tanti archivi e musei nazionali (non solo le opere dei vedutisti da Canaletto a Massimo D’Azeglio a Mario Mafai, ma pure le certificazioni del valore del suolo (cabrei, catasti), le mappe dei reticoli idrografici, stradali, ferroviari, degli itinerari militari, dei confini amministrativi, le carte della morfologia e della geologia. A questa visione del paesaggio «com’era/com’è» si sono intrecciate le visioni ideali che qualcosa hanno conferito ai paesaggi che vediamo: dalla trattatistica del XVI secolo alla progettazione di città ideali dai ritmi geometrici, come quelle immaginate e realizzate dagli architetti razionalisti del XX secolo.
L’esposizione racconta il percorso lento delle mutazioni e delle improvvise accelerazioni. Quella che avviene con l’unità d’Italia quando città e territori subiscono radicali trasformazioni nel segno delle mutate esigenze (nelle città capitali, Torino, Firenze e Roma, che accolgono le imponenti attrezzature dell’amministrazione; e poi nelle regioni ricche che attraggono investimenti con grandi arterie stradali che segnano in lungo e in largo le campagne. Ma non manca il paesaggio più periferico e del Mezzogiorno, con le differenti dinamiche, con le suggestioni del mare e del sole, dei monumenti meno noti. In mostra anche la Sardegna (con due dipinti di Giuseppe Biasi: uno splendido di proprietà della Regione).
C’è l’Italia Bel Paese, di cui non si coglie mai appieno il valore: capita di vivere in Italia e di accorgersi di colpo, magari vedendo le immagini di questa mostra, che è una delle mete più ambite da viaggiatori, poi da turisti e vacanzieri di tutti i tempi; e ogni tanto viene il sospetto di vivere in un posto non comune che attribuiamo a circostanze particolarmente felici, a quell’aria da cartolina o da cinema che in fondo trovi ovunque. Come se per viverci servisse il permesso del regista, molto abile nel farti trovare in atmosfere sorprendenti, anche se di questi posti hai fatto esperienza quotidiana.
Il paesaggio e lo Stato: la questione è sempre sottintesa. Lo Stato si è dotato di norme che ne controllano le trasformazioni. La prima legge italiana è quella del 1939, che mette ordine nella materia, secondo lo schema proprietà privata dei beni-vincolo sul loro uso. Il paesaggio è divenuto con il tempo bene paesaggistico, di cui si occupano le Regioni, con i numerosi problemi: la relazione tra paesaggio e territorio, tra usi produttivi- degradanti e limiti alle trasformazioni, tra i poteri di chi ha compiti di tutela. L’esposizione e il catalogo arrivano in un momento che vede un rinnovato interesse per il tema; anche in seguito alla approvazione del Codice Urbani che ha rilanciato la pianificazione del paesaggio suscitando i primi risultati (il Piano della Sardegna), e per l’allarme lanciato per i tanti luoghi in pericolo (la Toscana nei paesaggi protetti dall’Unesco), con la solita enfasi per gli ecomostri. Tutto serve. Ma perché una gloriosa eredità non vada in malora non bastano le denunce mosse da impressioni frammentarie e soggettive.

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