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Italia sotto sfratto
Data di pubblicazione: 22.10.2012

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Torna prepotentemente la questione “casa” e la richiesta di edilizia popolare, mentre si continuano a costruire abitazioni che nessuno può comprare e aumenta l’ invenduto. Un’inchiesta su L’Espresso, 25 ottobre 2012 (m.p.g.)

Tecnicamente si chiama "morosità incolpevole" ed è alla base della stragrande maggioranza degli sfratti. Il rischio che diventi una vera bomba sociale. Anche perché sta crollando l'acquisto di immobili e crescendo sempre più la richiesta di affitti.

Nel 2011 in Italia sono stati ordinati 63mila sfratti di cui ben 56mila per morosità. Un dato impressionante se si pensa che oltre 28 mila di questi sono stati eseguiti dalle forze dell'ordine. Una "bomba sociale", come l'hanno definita i sindacati, che rischia di esplodere in un Paese già percorso da molte tensioni. E quelle relative alla casa possono diventare molto pericolose.

Il maggior numero di richieste di sfratto si verifica in Lombardia (12.922), il 20,2% del dato nazionale (dati del Ministero degli Interni). Seguono Lazio (7.625), Emilia Romagna (6.532) e Piemonte (6.208). Lazio a parte, ai primi posti tutte Regioni del Nord, quindi. E il dato preoccupa sempre di più perché dal 2010 al 2011 l'intervento delle forze dell'ordine è cresciuto dell'11%. Se pensiamo che il 90% degli sfratti avvengono per "morosità incolpevole", determinati cioè dal reddito insufficiente, significa che a fronteggiarsi nelle strade saranno sempre di più persone disperate contro polizia e carabinieri che eseguono ordini dati da istituzioni che non sanno come affrontare il problema. "È in questo momento che il Governo deve urgentemente intervenire, - dice Guido Piran, Segretario Generale del Sicet, Sindacato Inquilini Casa e Territorio -. E deve farlo prima della fine della legislatura, perché questa è una situazione che con la crisi economica e occupazionale si fa sempre più grave".

Le proposte da parte dei sindacati di settore, uniti nella stessa richiesta, sono precise: "Serve una sospensione degli sfratti dopo il 31 dicembre -, continua Piran -. Poi è necessario ampliare l'offerta di edilizia residenziale pubblica. La strada è l'immediata disponibilità per gli IACP (edilizia popolare) di 70 milioni di euro giacenti al Ministero delle Infrastrutture". Questi fondi sono messi a disposizione per emergenze abitative, in particolare volti al recupero di alloggi inagibili per i quali bastano interventi dal costo inferiore ai 30mila euro ciascuno. "Utilizzando questi fondi si potrebbero recuperare 3000 alloggi in tutta Italia da assegnare agli sfrattati. A questi immobili si aggiungerebbe la possibilità di poter usufruire delle detrazioni per le ristrutturazioni e l'efficientamento energetico. Questo per il pubblico. Sul versante degli affitti privati è necessario introdurre una fiscalità di vantaggio per i contratti concordati agendo sulla cedolare, abbassando l'aliquota dal 19 al 10% e sull'Imu con percentuali ridotte sulle locazioni". Anche l'evasione è particolarmente florida negli affitti: "I canoni devono essere pagati con mezzi tracciabili e l'inquilino deve avere delle detrazioni su una quota del canone come per i mutui".

Milano ha una delle situazioni peggiori per quanto riguarda gli sfratti e nel giro di pochi anni i dati sono peggiorati di molto: 10.372 sfratti emanati su 16.783 sentenze definitive. Il 30% delle esecuzioni presentate all'Ufficiale Giudiziario in tutta Italia arrivano dalla Lombardia e sono 4.731 quelle eseguite con la presenza dell'Ufficiale Giudiziario stesso. Ogni giorno, sono 25-30 le richieste di intervento delle forze dell'ordine, 4-5 le esecuzioni. "Nel 1983, nel capoluogo lombardo la percentuale dei morosi era il 10%", spiega Stefano Chiappelli, segretario del Sunia, Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari. "Una delle motivazioni di questo aumento di morosità è sicuramente il caro affitti che ha segnato l'emigrazione di numerose famiglie verso città limitrofe, Novara su tutte. A Milano persino nelle periferie non si paga meno di mille euro al mese. Le fasce più deboli della popolazione, soprattutto giovani e studenti, trovano una sistemazione nella periferia della periferia".

Poi ci sono i tagli al Fondo sostegno affitti lombardo (che quest'anno cambia nome in Fondo sostegno disagio acuto). Per il 2012, la quota disponibile è di 12 milioni di euro. Nel 2011 il fondo contava su 40,8 milioni e addirittura per il 2013 non è previsto nessun contributo. Solo due domande di sostegno economico su dieci verranno soddisfatte. Tagli da parte dello Stato, ma anche dalla Regione e dai singoli Comuni. Il risultato: delle 65 mila domande di sostegno che mediamente si raccolgono ogni anno, ne saranno accolte solo 14 mila.

"Il problema non sono le case che mancano ma i prezzi inaccessibili per la cittadinanza", spiega Leo Spinelli del Sicet. Infatti sono 70mila gli alloggi sfitti a Milano e 4.500 gli occupanti abusivi sparsi in tutta la città. "È inutile fantasticare su ceti medi che non esistono", continua Spinelli. "Se si guardano i redditi delle 23mila famiglie che hanno fatto domanda per una casa popolare, ci si rende conto che per loro è impossibile pagare anche un affitto di 500 euro al mese. Sono circa 16mila, infatti, le persone con un reddito Isee inferiore ai 7.500 euro. Questi non pagheranno mai, hanno bisogno di tutele". Otto famiglie su dieci fanno fatica ad arrivare a fine mese ma il costo della vita aumenta e con questo anche l'affitto. Secondo l'Istat, dal 2002 ad oggi i salari medi annui sono diminuiti di 1500 euro pro capite, al contrario dei prezzi di mercato. "Vogliamo che siano estese le tutele di chi ha difficoltà a pagare un mutuo anche a chi fatica con l'affitto", riprende Chiappelli. "A questo si aggiunge la riforma nazionale della legge 431, ritornando all'affitto legato al reddito. La Regione invece dovrebbe aumentare la quota per il sostegno agli affitti, usando ad esempio i 6 milioni di euro destinati all'abbattimento degli interessi sui mutui".

L'affitto di abitazioni probabilmente modificherà il mercato immobiliare. La domanda di locazioni in affitto, come dimostrano i dati resi pubblici dal Sicet, cresce sempre di più: le transazioni relative all'acquisto della casa sono diminuite del 25% in pochi anni e i prestiti bancari del 50%, cioè si sono dimezzati. Nello stesso tempo la richiesta di alloggi in affitto è aumentata del 20%. Un trend che lo Stato non può più ignorare.

È record di case invendute. Intanto si continua a costruire

Seicentonovantaquattromila. A tanto ammontano gli alloggi invenduti in Italia secondo la società di studi economici Nomisma. Dall'altra parte, secondo Federcasa, ne servono 583mila per soddisfare l'esigenza di abitazioni popolari. Un conto che non torna. Ma non per l'Ance (Associazione nazionale dei costruttori edili) che persegue la costruzione di 328mila nuovi appartamenti ogni anno.

Intanto i redditi diminuiscono e i prezzi delle case non scendono creando le basi per una bolla immobiliare.Il rapporto "Abitare in Toscana" redatto dalla Regione Toscana riassume questa dicotomia in pochi e semplici numeri: da una parte ci sono 423mila immobili toscani non locati, dall'altra 24mila domande di alloggio popolare. L'idea, in tempi di crisi, che è venuta all'Assessore al Welfare Salvatore Allocca è stata quella di tassare gli immobili inutilizzati. Allocca ha proposto di istituire una tassa di scopo di 10 euro al mese su ogni immobili sfitto: già questo basterebbe per generare un introito di 50milioni di euro che potrebbero essere usati per garantire a chi subisce uno sfratto una sorta di sostentamento. Il contributo statale sugli affitti in Toscana è sceso da 8,6 milioni a 600mila euro: una riduzione del 93%.

Un'idea che potrebbe piacere a molti, al di fuori della Toscana. In particolare a chi ha trovato nell'occupazione l'unico modo per non rimanere senza casa: "Sono quindici anni che seguo casi di occupazione degli alloggi inabitati da parte di famiglie sfrattate" racconta Carlo Sottile. Sottile fa parte di un'associazione che si chiama Coordinamento Asti-Est. Negli ultimi anni sta coordinando la gestione di tre case occupate ad Asti. "Da una parte c'è gente che rischia o che ha perso la casa e dall'altra degli alloggi vuoti, sfitti o invenduti. Basta questo fenomeno, che negli anni si è aggravato, a giustificare le azioni di chi come noi contrasta gli sfratti e gestisce le occupazioni di alloggi altrimenti abbandonati all'incuria". L'occupazione più significativa dura dal 2010: si tratta di un edificio costituito da 6 alloggi di proprietà del Ministero della Difesa: "Ora è autogestito da altrettante famiglie: ci sono delle regole da rispettare, non è un bivacco ma un'abitazione a tutti gli effetti. Le famiglie versano un canone d'affitto simbolico all'associazione, canone misurato sul reddito e il salario dei lavoratori, come si faceva prima dell'introduzione della legge 431".

"La seconda occupazione riguarda degli ambulatori di proprietà dell'Asl, abbandonati anche questi, che abbiamo dovuto manutenere ricavandoci 11 unità abitative. Tra tutte le fatiche per allacciare la luce e l'acqua abbiamo ricavato un ottimo risultato abitativo, da prendere come esempio dato che sempre più la gente è costretta a pagare affitti esagerati per vere e proprie topaie. L'ultima occupazione invece era di una proprietà bancaria".

Ad Asti ci sono 700 richieste di alloggi popolari ma entro la fine dell'anno si prevede la costruzione di 18 alloggi nuovi più 30 nel 2013 "quando sarebbero disponibili 3000 alloggi residenziali vuoti e più di trenta edifici abbandonati. La logica delle amministrazioni è che tutto debba passare attraverso il libero mercato: ma queste famiglie sono fuori mercato, escluse dalle logiche immobiliari colpevoli di aver accumulato edifici senza funzioni e di aver fatto un uso disordinato del territorio. E come se non bastasse adesso si fanno affari con il social housing".

Già. Molte famiglie fanno richiesta di alloggi "sociali", a canoni convenzionati, ma finora l'edilizia non è stata particolarmente attenta a questa domanda. Secondo il Dipartimento di architettura e pianificazione del Politecnico di Milano il 75% della produzione edilizia tra il 2002 e il 2008 si è concentrata nell'edilizia libera e solo il 7,5% all'edilizia sociale nonostante il 42,5% della domanda faccia riferimento a quest'ultimo tipo di edilizia (e secondo le loro proiezioni nel 2018 ci saranno più di 367mila abitazioni vuote). Ma ora il trend sta cominciando a cambiare. Con l'aiuto dello Stato. Infatti CDP (Cassa depositi e prestiti) ha attivato un Fondo investimenti per l'abitare (Fia) che permetterà la costruzione di 15mila nuovi alloggi di housing sociale, nuove costruzioni ovviamente, di cui però il 65% verranno, secondo il Cresme (Centro Ricerche economiche sociali di mercato per l'edilizia e il territorio), affittate non a canone sociale ma venduti a prezzi convenzionati e affittati "con patto di futura vendita". Come dire alle aziende costruttrici: se il mercato edilizio libero è in crisi perché non vi buttate su quello sociale? Lo Stato ti dà una mano. Con soldi pubblici.

Sostegno alle famiglie? È un "diritto per tutti"

Così si chiama l'associazione, composta in larga parte da immigrati, che a Brescia aiuta le persone sotto sfratto. Il presidente del comitato Umberto Gobbi: "Le ordinanze non riguardano solo più immigrati, come molti credono, ma sempre più italiani".
Se una famiglia viene lasciata da sola il più delle volte non resiste a un'azione di sfratto e per cui deve lasciare l'abitazione. Ma se il giorno dello sfratto si presentassero decine e decine di persone le cose cambierebbero.

E così, attraverso la partecipazione, l'Associazione Diritti per Tutti da sostegno a centinaia di famiglie investite dalla valanga sfratti. Nata a Brescia due anni fa, l'Associazione Diritti per Tutti è un gruppo spontaneo autorganizzato composto in larga parte da immigrati. "Il nostro è un comitato nato non solo per sostenere le famiglie sotto sfratto" precisa Umberto Gobbi, portavoce dell'Associazione "ma anche per contrastare tutte quelle forme di razzismo istituzionale che stanno dilagando nel nostro Paese, vedi tutte quelle leggi fatte per escludere gli immigrati dalla società. Per quanto riguarda gli sfratti c'è da dire che le ordinanze non riguardano solo più famiglie di immigrati, come molti credono, ma riguardano sempre più anche famiglie autoctone. Direi che quelle italiane sono un buon 40%. Finora siamo riusciti a bloccare più di duecento sfratti in presenza degli Ufficiali giudiziari e delle Forze dell'Ordine in due anni. E questo grazie soprattutto alla partecipazione di molta gente sensibile al tema".

Il Comitato opera già da tempo perché gli enti locali mettano al centro delle proprie politiche la questione del diritto alla casa. Nel solo mese di settembre l'Associazione ha preso parte a oltre venti sfratti in presenza dell'Ufficiale Giudiziario. Sempre a settembre ha dato avvio alla campagna "Nessuna casa senza persone, nessuna persona senza casa". "La soluzione deve passare dalla moratoria e dalla requisizione di migliaia di edifici vuoti degli enti, società, banche, immobiliari e grandi proprietari. Vanno messi a disposizione delle famiglie sfrattate seguite dai Comuni e dai loro servizi sociali" chiosa Umberto. "Per gli immigrati, che fanno parte attivamente dell'Associazione, una casa non significa solo un'abitazione ma anche una residenza legale, usufruire dei servizi pubblici e anche iscriversi alle graduatorie per la domanda di un edificio popolare. La casa, da molti Comuni leghisti, viene ormai usata come strumento per discriminare ed escludere".









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Pappaianni, Claudio
( 04.11.2012 16:18 )
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( 03.11.2012 15:10 )
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