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Arsenale, la battaglia continua La decisione in Parlamento
Data di pubblicazione: 21.10.2012

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Verso un accordo tra due strategie d'uso del grande complesso. Chi pagherà il prezzo? La Nuova Venezia, 21 ottobre 2012

Napolitano firma il decreto che contiene il comma dello “scippo” della parte dedicata al Mose Presto un emendamento “bipartisan” per restituirlo alla città che avrebbe i numeri per passare

La battaglia contro lo “scippo” dell’Arsenale alla città, si deciderà in Parlamento. Alla fine, infatti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo averlo tenuto diversi giorni sul suo tavolo, ha firmato il decreto sull’agenda digitale che prevede anche il comma inserito dal ministro delle Infrastrutture Corrado Passera, che modifica quello già approvato all’interno del decreto sulla spending review, sottraendo al Comune - mantenendolo così allo Stato - circa il 70 per cento dell’Arsenale nord, quello dove sono previste le lavorazioni e le manutenzioni del Mose eseguite dal Consorzio Venezia Nuova d’intesa con il Magistrato alle Acque. Non erano molte in verità le possibilità che Napolitano, con un atto d’imperio, cancellasse o modificasse quel comma e si sperava da parte dal Comune e del sindaco Orsoni che a farlo fosse invece proprio il ministro Passera.

Ma nonostante contatti e invìi di memorie da Venezia a Roma, ciò non è avvenuto e lo scontro si sposta ora al Senato - dove il decreto sull’agenda digitale con Arsenale incorporato approderà per primo - dove sarà certamente presentato un emendamento, sperabilmente bipartisan, che chiederà l’abolizione del comma pro-Consorzio e la restituzione dell’Arsenale a Venezia. I numeri per farlo passare ci sono, perché oltre al Partito Democratico, anche l’Udc e la Lega - con i chiari pronunciamenti del presidente della Regione Luca Zaia e di quello della Provincia Francesca Zaccariotto - sono per la rfestituzione dell’Arsenale alla città. Ma anche l’Italia dei Valori dovrebbe votare a favore e lo stesso Pdl - che ha tenuto finora un atteggiamento molto prudente sulla vicenda dello “scippo” dell’Arsenale – avrà i suoi problemi a votare contro un emendamento di questo tipo. Prudente - ma per altre ragioni - è nelle sue dichiarazioni sul via libera al comma dello “scippo” anche il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. «Aspetto di vedere il testo del decreto - commenta - perché credevo sinceramente ci fosse spazio per modificarlo e attendo gli ulteriori sviluppi, ma è chiaro che se la situazione rimarrà questa, speriamo che sia il Parlamento a rimediare con un emendamento che restituisca l’Arsenale a Venezia». La speranza dello stesso sindaco è che possa essere lo stesso Governo, con Passera protagonista, a rimediare alla situazione, con un proprio emendamento al decreto , seguendo la strada indicata al ministro delle Infrastrutture dallo stesso Orsoni: quello di un emendamento che pur riconoscendo la proprietà del Comune sulla parte dell’Arsenale nord occupata dal Consorzio e il suo diritto quindi ad esigere i canoni di concessione, specifichi che l’attività del pool di imprese e del Magistrato alle Acque legata al Mose, non subirà variazioni fino alla sua scadenza, nel 2026. Poi però dovrebbe tornare al Comune. Ma è anche il diverso “padrone” di casa” - al di là delle garanzie sul mancato “sfratto” - a non garbare a Magistrato e Consorzio. «Che il Governo presenti o no un proprio emendamento correttivo - annuncia il parlamentare veneziano del Pd Andrea Martella - noi comunque ne presenteremo uno nostro, cercando di raccogliere intorno ad esso il massimo del consenso, concordandolo, visto che in questo caso non si tratta della battaglia di una forza politica, ma dall’intera città. Ci sono certamente le condizioni perché esso possa essere approvato ed evitare questo colpo di mano».


Due frasi che lo ridanno al Magistrato e al Consorzio

Un comma di due frasi - inserite all’interno dell’emendamento già approvato nel decreto sulla spending review - che però restituisce l’Arsenale dal Comune allo Stato, come chiedono Magistrato alle Acque e Consorzio Venezia Nuova. Nel testo precedente si leggeva. «Il compendio costituente l’Arsenale di Venezia, con esclusione delle porzioni utilizzate dal Ministero della Difesa per i suoi specifici compiti istituzionali, in ragione delle caratteristiche storiche e ambientali, è trasferito in proprietà al Comune, che ne assicura l’inalienabilità, l’indivisibilità e la valorizzazione attraverso l’affidamento della gestione e dello sviluppo alla società Arsenale di Venezia spa». Ora dopo le parole «dal Ministero della Difesa per i suoi specifici compiti istituzionali» sono inserite le parole «e di quelle destinate alla finalità del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti- Magistrato alle Acque di Venezia». E più avanti l’emendamento precedente recitava: «L’Agenzia del Demanio, d’intesa con il Ministero della Difesa, procede alla perimetrazione e delimitazione del compendio e alla consegna dello stesso alla Società Arsenale di Venezia spa». Ora, dopo le parole «d’intesa con il Ministero della Difesa», sono inserite le seguenti: «e con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti». Il tavolo di trattativa per la cessione delle aree dell’Arsenale dunque si allarga e dopo Comune, Demanio e Difesa, il quarto “convitato” sarà appunto il Ministero di Passera. Vista la contrarietà al passaggio al Comune di molte aree del sottosegretario alla Difesa Filippo Milone - in odore di conflitto di interessi, secondo anche l’interrogazione parlamentare del senatore del Pd Felice Casson, per i molti interessi nel settore immobiliare - e l’atteggiamento del Magistrato alle Acque, se tutto restasse così, per il Comune si farebbe dura mantenere una porzione significativa di Arsenale alla città.(e.t.)

vedi ancheDietro l'Arsenali di Venezia








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