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«il sonno dei controlli genera mostri»
Data di pubblicazione: 27.09.2012

di Vittorio Emiliani

Caro Eddyburg, sono pienamente d'accordo con quanto scrive l'amico Paolo Berdini suil manifesto (e riportate sueddyburg, ma ancora più a monte della cattiva urbanistica credo ci sia la devitalizzazione del rapporto dialettico governo-opposizioni e di ogni sorta di controllo esterno/interno su Regioni ed Enti locali. Per queste ragioni ormai storiche e consolidate:

1) l'elezione diretta di sindaci, presidenti, governatori, col conseguente rafforzamento decisionale delle giunte, ha infatti depotenziato e presso che sterilizzato il ruolo dei consigli, delle assemblee elettive, il cui palese e impotente scontento è stato placato a suon di euro, con un fiume dissennato di euro anzi, dati male e usati peggio, spegnendo ogni vera opposizione, anche individuale, così siamo passati da un assemblearismo a volte forse eccessivo (consentito peraltro da leggi che rimontavano a Giolitti e magari a Cavour) alla latitanza e all'afasia dei Consigli, tutte le decisioni significative sono diventate, in pratica, atti di Giunta con corsia preferenziale, si è addirittura determinata, per legge, una scissione fra poteri delle giunte e poteri dei consigli;

2) parallelamente sono stati depotenziati o eliminati i controlli. Tanto più dopo lo sciagurato Titolo V della Costituzione affrettato, dilettantesco e pieno di buchi in materia, voluto dal Pd per compiacere la Lega Nord sperando, ingenuamente, di staccarla da Berlusconi. Sono come caduti i controlli esterni: quelli ministeriali (gli standard, per es. in ogni settore, i parametri nazionali, ecc.), quelli della Corte dei conti (che arriva sempre a cose fatte), per non parlare dei vari Coreco diventati Coreco.co impersonati non da tecnici qualificati (in economia e finanza prima che in diritto), ma da politici dell'opposizione così coinvolti in un'unica giostra. E’ la stessa malattia perniciosa che ha presto contagiato le varie Authority diventate rapidamente la caricatura (italiana) di ciò che dovevano essere e rappresentare in origine.

3) i partiti si sono o liquefatti, inginocchiati davanti ad un padre-padrone, oppure arroccati, anzi "blindati", su posizioni burocratico-oligarchiche, e da lì hanno fatto muro alle opposizioni interne, ai gruppi di opinione, determinando la elezione di personaggi "mediocri purché fedeli" (lo scrivemmo Nando Tasciotti ed io in un libro lontano uscito da Laterza prima di Tangentopoli, nell'89 mi pare, "La crisi dei Comuni"). Si è creata una classe politica auroreferenziale e impermeabile. Tutto ciò ha spinto i movimenti ad essere esasperati, tanto esasperati e radicali quanto estemporanei, cioè a non incidere, a non contare mai veramente. Ma qui bisognerebbe aprire un altro discorso. Trovo molto bello e lucido l’intervento in materia che il professor Guido Melis, noto storico dell’amministrazione pubblica e deputato del Pd, ha dedicato al problema su “Rassegna Sindacale”, a cominciare dal titoloIl sonno dei controlli genera mostri .
Vittorio Emiliani, 25 settembre 2012

sono perfettamente d’accordo con te; senza regole certe e garantite (cioè controllate nell’applicazione, che assiucurino l’equilibrio tra i poteri non c’è difesa per nessuno, e i più deboli – si sa – sono i primi a essere calpestati. Ricordiamo perfettamente entrambi gli anni e i protagonisti di quella nefasta fase della storia della sinistra italiana quando si preferì la "governabilità" alla democrazia, i "poteri forti" al popolo sovrano. Integrerei la tua osservazione aggiungendo che si voleva rendere omaggio, oltre che a Bossi, anche a Craxi.
Ti sarei grato se mi facessi avere il testo dell’articolo di Melis, e ne sarebbero anche i lettori di eddyburg.









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