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Partecipazione: una visita guidata
Data di pubblicazione: 06.06.2007

Autore:

Pianificazione e progettazione partecipata: una visita guidata a Eddyburg, proposta da Carla Maria Carlini

Il tema della partecipazione dei cittadini nei processi di trasformazione della città e del territorio ha acquisito, in questi ultimi anni, sempre più risalto nel dibattito urbanistico, in quanto l’urbanistica cosiddetta partecipata intende costruire metodi e nuovi approcci al fine di restituire credibilità e fiducia ad un processo di gestione del territorio fortemente in crisi, perché impreparato a governare uno scenario sempre più complesso,caratterizzato dalla convivenza di molteplici culture, dalla presenza di interessi corporativi che possono sfociare in aspri conflitti e dalla impossibilità delle fasce più deboli della popolazione di intervenire nel processo decisionale.
Coinvolgere nella pianificazione i cittadini , in quanto utenti della città , e non come proprietari di sue singole parti, è ambizione che l’urbanistica ha sempre coltivato.

Su EDDYBURG si parla spesso di PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE PARTECIPATA, ecco un filo di Arianna per ritrovare articoli e testi che rispondono a queste domande:

CHE COS’É
QUALI TEORIE, TECNICHE ED ESEMPI IN ITALIA
DOVE E IN CHE OCCASIONE SE NE PARLA
QUALI TECNICHE ED ESEMPI ALL’ESTERO

CHE COS’É
L’intervento di Bassetti Silvano nella Relazione introduttiva al seminario “Modelli di urbanistica partecipata”, che si tenuto a Bolzano il 12 ottobre 2001 L’urbanistica partecipata: Ossimoro o tautologia? pone in termini appassionati il rapporto fra urbanistica e la partecipazione dei cittadini come un esercizio complesso di democrazia reale.
Alcune lettere nella posta ricevuta aiutano a comprendere come il tema sia sentito e vi sia una richiesta di chiarezza di termini , di indirizzi e di orientamenti. Urbanistica o pianificazione? di Giacomo Andreucci ; Partecipazione: links? di Giorgia Guarino.
Utili e chiare indicazioni sulla definizione del termine partecipazione sono fornite da Edoardo Salzano nell’ Intervento conclusivo al convegno Democrazia, Partecipazione, Urbanisticaorganizzato dalla Compagnia dei Celestini a Bologna, il 20 settembre 2004.
Altrettanto chiarificatori sono i contenuti presenti in Governance, secondo me, ancora di Salzano, da Fondamenti di urbanistica. La storia e la norma, Editori Laterza, Bari 2003 (V edizione)E la partecipazione?

TEORIE, TECNICHE ED ESEMPI IN ITALIA
Chi vuole veramente approfondire non solo i rapporti che intercorrono fra democrazia e pianificazione partecipata, ma anche dell’attuale crisi politica con la crescente richiesta di partecipazione ai processi decisionali, la tesi La pianificazione partecipativa: teorie e tecniche di Cinzia Rinzaffi offre (nelle 152 pagine,compresa ampia bibliografia), un excursus esaustivo sul tema ;nei vari capitoli sono stati affrontati con chiarezza le analisi dell’attuale contesto socio politico in relazione alle questioni legate al governo del territorio, ai vari modelli partecipativi , alle ragioni a favore della partecipazione e come possa concretizzarsi nei processi di pianificazione, presentando le principali tecniche partecipative ed esemplificandone uno in particolare (GIO.CO.MO.) per il coinvolgimento attivo dei cittadini nei processi di trasformazione urbana.

D OVE E IN CHE OCCASIONE SE NE PARLA
Nei programmi politici, nella pianificazione strategica, nelle proposte di legge, nei piani ambientali e altro:

Il Programma di Cofferati per Bologna contiene all’interno di una serie di strategie di intervento sulla città anche i laboratori di quartiere per la realizzazione di un percorso di coinvolgimento degli abitanti nella definizione di criticità ed opportunità da inserire nel piano urbanistico. Infatti un primo nodo è proprio quello della effettiva partecipazione della società civile ai processi di formulazione e decisione.
Progettare partendo dai diritti dei cittadini è il titolo che Oscar Mancini dà al suo resoconto sui lavori della giornata di studio che nel quadro della formazione del PTCP la Camera del lavoro di Vicenza ha organizzato (n. 21,maggio 2006 del giornale Vicenza Lavoro) al fine di avviare un percorso volto ad elaborare un punto di vista autonomo sulla qualità dello sviluppo del territorio della provincia, nella certezza che il contributo di conoscenza e di esperienza di chi vive nelle diverse realtà territoriali, è decisivo. Il successivo intervento Occorre comprendere per cambiaredi Oscar Mancini, pubblicato su Vicenza Lavoro, n. 24, giugno 2006 prosegue tale intento.

Nella Pianificazione Strategica
Promuovere un processo di informazione e discussione pubblica, quanto più aperto possibile, anche se necessariamente strutturato e organizzato; affidarsi a pratiche argomentative e comunicative anziché discrezionali o puramente lobbystiche; dare ascolto alle aspirazioni ed alle aspettative che emergono dalla cittadinanza attraverso inchieste, questionari e procedure formalizzate di consultazione; imporre trasparenza e pubblicità alle negoziazioni fra pubblico e privato e alle valutazioni dei vantaggi collettivi di progetti privati; e soprattutto inquadrare il processo negoziale all’interno di regole definite ex-ante e non soggette esse stesse a negoziazione tutto questo costituisce l’elemento caratterizzante dell’approccio attuale alla pianificazione strategica, tutto questo chiaramente esposto nell’articolo La pianificazione strategica in Italia: i rischi di un modello neo-corporativo di Roberto Camagni e Maria Cristina Gibelli, da Sviluppo & Organizzazionen. 208, marzo/aprile 2005: “ La PS deve dunque porsi come obiettivo di sperimentare nuove forme di protagonismo e di cittadinanza attiva dei soggetti: essa è infatti essenzialmente azione collettiva, discussione e ascolto, messa in rete ed interazione; essa individua come condizioni facilitatrici la presenza di attitudini alla cooperazione e al partenariato, la presenza di capitale sociale, di “capitale relazionale”.
Il riemergere dell’attenzione alla partecipazione , come elemento fondante dei processi di pianificazione, con particolare enfasi su una sua nuova varietà, la concertazione , benché quest’ultima sia spesso applicata in forma alquanto riduttiva, viene rilevato da Flavia Martinelli all’interno di una proposta di Manifesto per il pianificatore progressista. Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria, febbraio 2002 La formazione in pianificazione all'alba del Terzo Millennio; “ I piani strategici agiscono attraverso la costruzione ampia di un impegno collettivo che incorpora la molteplicità dei centri decisionali a partire dal basso e la fa convergere su una visione socio-politica della città e del suo territorio proiettata in un futuro anche lontano, ma realizzabile sulla base di partenariati, di risorse, di tempi individuati, di interessi convergenti, del monitoraggio dell’efficacia dei tempi di attuazione”; dalla relazione introduttiva di Flavia Martinelli La pianificazione strategica al Seminario internazionale La pianificazione strategica in Europa. Metodologie ed esiti a confronto, organizzato dal DipartimentoOasi dell’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria Facoltà di Architettura, Reggio Calabria, 27 novembre 2003.
Questo processo di costruzione e/o rafforzamento del capitale sociale dovrebbe avvenire attraverso la promozione della comunicazione, della partecipazione, della fiducia e della cooperazione, ovvero attraverso la mobilitazione di tutta la società civile attorno a quella “visione” condivisa del futuro locale che si configura nel piano strategico (Camagni 2003).

Nelle Proposte di Legge
In una nota di Edoardo Salzano Due le proposte di legge, una la matrice culturale (per il numero della rivista di Ada Becchi e Francesco Indovina, Archivio di studi urbani e regionali, curato da Michelangelo Savino e dedicato a scritti di valutazione e commento delle proposte di legge per il governo del territorio oggi sul tappeto), si apprende che, nella fattispecie delle proposte di legge in argomento , quando ci si riferisce alla “ partecipazione al procedimento di pianificazione” si distingue due categorie di soggetti per le quali si fanno due pesi e due misure.
Di partecipazione dei cittadini, in tutte le fasi preordinate all'adozione ed approvazione degli strumenti di pianificazione dove è sempre assicurato il ricorso ad adeguate forme di pubblicità, consultazione e partecipazione dei cittadini, anche in forma associata, se ne parla anche nella Legge 16/2004 per il governo del territorio della Regione Campania ;
Il principio della partecipazione, inoltre va concretamente declinato attraverso pratiche adeguate alla complessità del moderno e coerenti con le peculiarità del luogo. Va aumentata simmetricamente la capacità di espressione del cittadino e la capacità di ascolto dell’amministratore. Va rotto il meccanismo perverso che riduce lo spazio della partecipazione alla pura protesta. Vanno create procedure capaci di stimolare la partecipazione, questo e altro nella Lezione a San Pietro di Casale“Le nuove leggi urbanistiche: l’opportunità per costruire nuove strategie territoriali e nuove relazioni tra istituzioni, cittadini e operatori economici”, di Edoardo Salzano
Il testo della proposta di legge “ Principi fondamentali in materia di pianificazione del territorio”, elaborata da un gruppo di amici di Eddyburg (testo del 15 maggio 2006), non poteva non dare il giusto peso a tale processo, in particolare: Articolo 6. La partecipazione e la condivisione delle conoscenze; Articolo 11. Formazione partecipata degli strumenti di pianificazione.
Uno dei suoi autori Berdini Paolo in Diritto alla città sul settimanale Carta (8-15 luglio 2006) illustra la proposta di legge sulla pianificazione del territorio; il secondo principio “nuovo” riguarda appunto la partecipazione sociale alle scelte del governo del territorio. É un tema più generale, poiché riguarda i problemi stessi dell’esercizio della democrazia. Le scelte di sviluppo del territorio e delle città, per il loro carattere “statutario”, rappresentano uno dei campi fondamentali in cui deve essere perseguita la più ampia partecipazione sociale.
E ancora nel commento alla riedizione di La città e il suolo urbanodi Hans Bernoulli nell’articolo di Fabrizio Giovenale, Dall'urbanistica contrattata a quella partecipata, una sfida per il terzo millennio in merito a questa proposta di legge si dice : una legge urbanistica basata sulla concezione del territorio come “ bene comune” e sull’assunzione del suo governo da parte delle collettività locali di cittadini attraverso gli strumenti della “ democrazia partecipata”.

Nei Piani a carattere Ambientale
In questi anni, da parte dalle istituzioni di livello superiore (ONU, UE, governi nazionali) si assiste ad una forte promozione dei processi di partecipazione e di progetti di sviluppo locale in cui la costruzione di istituti di concertazione fra attori locali è associata a criteri di verifica ambientale Un’introduzione all’ Agenda 21 localea cura di Gabriele Bollini, Gianfranco Bologna, Andrea Calori e Michele Merola.
Non esistono quindi regole fisse, ma esistono requisiti minimi e alcune componenti chiave per poter definire come Agenda 21 Locale un processo di programmazione partecipata, capace di avviare strategie di sviluppo sostenibile, rispondenti alle caratteristiche locali, capaci di guardare al medio- lungo periodo e strutturate in modo integrato.
Un dialogo aperto, trasparente, partecipato è azione indispensabile prevista all’interno di Città Verdila dichiarazione di intenti, articolata in 21 Azioni, firmata dai Sindaci a San Francisco il 5 giugno 2005, alla Conferenza Mondiale per l'Ambiente.
La Libera Università di donne e uomini " Ipazia" a Firenze, nel giugno 2006 ha creato uno spazio d'incontri, per contrastare la desertificazione culturale e cognitiva dei luoghi tradizionali di trasmissione delle conoscenza, per favorire attivi filoni di ricerca, e contrastare, in generale, quei processi sociali, politici e culturali disgregativi che fanno riemergere la violenza in tutte le sue forme. In questo spazio è nato un documento partecipato e redatto con sensibile intelligenza, notevole contributo al dibattito sulla città “ Verso una carta per la città possibile”; pubblicato integralmente sotto il titolo La Città: bene comune.

Nei piani e nelle leggi del passato
La pianificazione partecipata non è certamente una novità di questi ultimi anni, ce ne parla la presentazione a un famoso piano degli anni Trenta il quale ripropone in modo inaspettatamente complesso il rapporto fra urbanistica e paesaggio dove emerge, in un passaggio affatto secondario, un anelito a quanto chiameremmo oggi “progettazione partecipata”. Il problema urbanistico della Valle d'Aosta (1938) .
Sergio Brenna nell’articolo L'urbanistica della sinistra sostiene che sarebbe meglio battersi con più forza e determinazione contro le falsificazioni ideologiche che spacciano per innovazione lo smantellamento dei principi della legge urbanistica del 1942, compresi i meccanismi relativi alla partecipazione contenuti in essa.

Nelle lotte e nelle delusioni
Alcuni articoli e interventi mettono in luce le difficoltà che incontra il processo partecipativo così come già previsto dalla legge urbanistica in vigore vedi quanto scrive Sergio Rizzi in merito alla Pianificazione a Campo nell'Elba.
Fabrizio Bottini in Lotta: senza Quartiereci racconta del “caso” del quartiere popolare anni Settanta progettato da Guido Canella a Bollate, Milano e di come la progettazione partecipata deliberi a volte l'incompatibilità fra l'opera d'arte di un noto architetto e chi ci deve abitare dentro, all'opera d'arte.
Nei contenuti della Lettera aperta al sindaco di Milano del Comitato dei Navigli si comprende quanta aspettativa vi sia nella progettazione partecipata, ma in alcuni casi anche quanta delusione vedi nell’intervento di Marco Guerzoni La partecipazione come fine o nella lettera di Antonio Sciabica L’urbanista è solo Don Chisciotte?

TECNICHE ED ESEMPI ALL’ESTERO
L’urbanistica partecipata è chiamata a contribuire al rafforzamento complessivo delle condizioni che favoriscono la coesione sociale, siano esse fisiche o relazionali, per questo si ricercano tecniche applicative e metodi di coinvolgimento.

Una tecnica di coinvolgimento pubblico, attraverso un percorso di pianificazione partecipata è conosciuto col termine “ carrette. Il termine " Charrette" sta a designare una delle più utilizzate forme di partecipazione e animazione sociale sui temi dell'ambiente e della progettazione urbana e territoriale.
Charrette, o laboratorio di “ inchiesta attraverso il progetto” è un processo di lavoro intensivo in cui i vari soggetti sono posti insieme a cercare soluzioni a questioni di piano complesse. L’esperienza del New South Wales Planning Department (Australia). É possibile scaricare – al link - un commento metodologico sul Community Involvement, in PDF.
L'obiettivo di pianificare gli spazi aperti a fini ambientali e di uso pubblico, porta, nel caso esaminato, l'ente amministrativo di scala sovracomunale ad un ragionamento complesso sulle possibilità e tecniche sinora sottoutilizzate a questo scopo. In Virginia, la Bedford County utilizza una tecnica chiamata Land Use Guidance System (LUGS). Simile al performance zoning, il LUGS utilizza un sistema a punteggio per classificare i progetti, e non vengono definite aree omogenee. Il LUGS rappresenta un adattamento modificato del performance zoning e si basa ampiamente su laboratori di progettazione partecipata per stabilire i punteggi dei progetti presentati . Per approfondire vedi Un piano per gli spazi aperti (City of Santa Rosa, California, General Plan 2020)

Nel Regno Unito, lo ODPM ha di recente raccomandato che tutti i principali progetti prevedano una charrette, o “ enquiry by design”. In una charrette, un gruppo di architetti e urbanisti lavora direttamente insieme a rappresentanti dei residenti, a politici e burocrati. Chi partecipa è incoraggiato a mettere le cose nero su bianco, con l’obiettivo di sviluppare un piano di massima vincolante. La tecnica si è dimostrata di grande successo per risolvere conflitti complessi e inaffrontabili fra costruttori e residenti. Tutto questo in un articolo dal punto di vista innovativo, europeo, decisamente "eccentrico", sullo sprawl e le sue culture, vedi Rinascimento della città tradizionale.
Wal-Mart si impegna in una . Anche il gigante dei big-box pare impegnato in una "progettazione partecipata", si chiede Fabrizio Bottini: farà sul serio? New Urban News, marzo 2006.
Un invito alla costruzione partecipata di una strategia di sviluppo regionale per New York, dal presidente della Regional Plan Association; Gotham Gazette, 17 aprile 2006 Trovar posto a un altro milione di newyorkesi .
La necessità di posti di lavoro, quella di tutela ambientale, gli interessi particolari e quello generale;una storia di "ordinaria amministrazione" del piano e dei relativi conflitti, da una lontana cittadina, con gli ordinari elementi di interesse e particolarità. Dal Santa Cruz Sentinel online, 28 settembre 2004 Watsonville vuole una zona industrialeper un esempio di assemblea partecipata locale, anche se su temi diversi come quello parallelo della residenza; un link al Watsonville Livable Community Workshop .
Maria Cristina Gibelli ci racconta che È in arrivo il nuovo piano di Parigi ( Plan Local d’Urbanisme) il quale si impegna a coniugare sviluppo, solidarietà e qualità ambientale costruendo strategie condivise e partecipate, e definendo innovative regole non contrattabili.

Attraverso l'approccio (e il linguaggio) degli operatori sociali, un metodo di coinvolgimento partecipativo locale che si pone anche il problema del potere, Organizzare una Rete: strategie di costruzione partecipativa di William J. Trajor e Jessica Andors. I Community Development Centers(CDC), o altri gruppi simili; chi li finanzia e li sostiene, deve affrontare il fatto che, se non si costruisce un potere degli abitanti, un loro coinvolgimento, ripopolando il panorama pubblico delle città, si finisce per ignorare una delle sfide chiave contemporanee, indebolendo così anche il lavoro nelle altre direzioni. Il ruolo principale, come organizzazione e punto di interscambio della rete, è lasciar libero tale potere di domanda collettiva nell’ambiente dei quartieri, uno spazio dove per molto tempo ha dominato l’offerta.
In una Lettera aperta al futuro Sindaco di Los Angeles, e al futuro responsabile dell'Ufficio Urbanistica sono espressi gli obiettivi (molti condivisibili e generalizzabili) di uno sviluppo più giusto ed equo, secondo la "lobby" dell'impegno sociale, in un documento del 4 marzo 2005; Center for the Law in the public interest: Per una città vivibile
Un esempio particolare Curitiba, la città che non potrebbe esistere. 1. La città creativa da un reporter speciale, Marco Guerzoni; Curitiba è la capitale dello stato del Paranà ed è la città simbolo – per il sud America e per gran parte del pianeta – del buon governo urbano, della crescita ordinata, della partecipazione democratica alle scelte di sviluppo.
Un libro particolare “ Sidewalks in the Kingdom: New Urbanism and the Christian Faith” di un pastore presbiteriano del Montana, Eric O. Jacobsen, sostenitore del New Urbanism, ci guida in un percorso inusuale fra autori noti e le "idee di città" della Bibbia. La tesi: l'urbanistica come disciplina sociale partecipata è uno strumento per costruire - nientemeno - la Nuova Gerusalemme. Lo recensisce in La classe urbanistica va in Paradiso? FabrizioBottini.
La tesi Urbanistica e comunità, Politiche e piani per la rigenerazione urbana a New York di Lorenzo Venturini è stata preparata nell’ambito del dottorato di ricerca in Politiche Territoriali e Progetto Locale (XVI Ciclo) presso il Dipartimento di Studi Urbani dell’Università degli studi Roma 3, e consegnata nel giugno 2004. offre anch’essa un quadro veramente ampio e ricco di riferimenti (187 pagine , ampia bibliografia e numerosi fonti di ricerca).
Attraverso un percorso generosamente documentato si apprende anche come l’urbanistica pubblica e il mercato immobiliare siano state spesso alleate, e come un’ “altra urbanistica” abbia tentato di rappresentare le ragioni dei cittadini comuni, di promuovere percorsi di pianificazione più rappresentativi degli interessi della città e dei suoi abitanti. Si constata come l’urbanistica con le comunità proponga oggi un approccio alla pianificazione molto attuale rispetto alle questioni da affrontare, per molti aspetti anche più attuale di quando, negli anni sessanta, nacque l’ advocacy planning. Se allora la sfida del community planning rientrava nei più ampi social movements per l’estensione dei diritti civili, ora la stessa sfida si fa più impegnativa, perché l’urbanistica partecipata è chiamata a contribuire al rafforzamento complessivo delle condizioni che favoriscono la coesione sociale, siano esse fisiche o relazionali.

Anche la corrente culturale (americana ma non solo) del New Urbanism, offre un proprio modello di pianificazione/progettazione partecipata, detto "Charrette", che coinvolge tecnici, professionisti, cittadini, amministratori, comitati, secondo criteri ben definiti di decisione critica. Ne è un esempio la rencentissima (settembre 2006) esperienza per la nuova città da 10.000 abitanti di Tornagrain, vicino a Inverness, in Scozia, nel quadro di un sistema metropolitano lineare in un corridoio autostradale, di grande delicatezza dal punto di vista dell'ambiente, del paesaggio, della diffusione insediativa.

E il filo di Arianna sulla pianificazione e progettazione partecipata si può interrompere anche qui, con uno stupendo brano carico di passione tratto dal libro di Manuel Castells, “Volgere di millennio”:









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( 08.03.2008 12:20 )
Boca, Giorgia
( 11.01.2008 13:19 )
Boca, Giorgia
( 06.06.2007 19:56 )
Carlini, Carla Maria
( 24.09.2006 17:44 )
Bottini, Fabrizio
( 12.09.2006 18:02 )
Bottini, Fabrizio
( 24.07.2006 09:51 )
Baioni, Mauro
( 15.10.2005 10:22 )

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