0 0 0 0 0
0
0 0 0 0 0 0 0
0
0
0 > Le mie opere > Scritti > Articoli e saggi

20120416 Personaggi. Edoardo Salzano
Data di pubblicazione: 12.08.2012

Autore:

Intervista rilasciata a Guido Ferrara su urbanistica e paesaggio. Paysage - Architettura del paesaggio , n. 26, maggio-settembre 2012, p. 130

D - Perchè nei piani urbanistici, al di là delle virtuose raccomandazioni, il paesaggio urbano - sia quello del futuro da costruire sia quello ereditato dalla storia - non sembra da tempo precisamente al primo posto, tanto che la città contemporanea fa fatica a trovare un dialogo costruttivo (nelle funzioni come nelle forme) per es. con fiumi, boschi, giardini privati ed aree di aggregazione ?

R - La ragione è, al tempo stesso, semplice e complessa. Essa sta nel fatto che la visione del territorio oggi egemonica è quella che vede e usa il territorio come qualcosa che diventa ricchezza (soldi e potere) mediante la sua “urbanizzazione”, dove con questo termine si intende la costruzione di strade e stradoni, case e casette, capannoni e piazzali – e così via. Se accanto alle forme si sapesse guardare anche alla sostanza delle cose, e ai meccanismi che governano le trasformazioni del territorio, ci si rederebbe facilmente conto che l’uso del territorio è finalizzato alla realizzazione di maggior ricchezza per chi lo possiede (o se ne può appropriare) mediante la sua trasformazione in quella “repellente crosta di cemento e asfalto” che indignava Antonio Cederna.

Il territorio dovrebbe essere visto, e usato, come un elemento essenziale della vita presente e futura della società perché è, come dice Piero Bevilacqua, l’habitat dell’uomo (e di altre specie animali e vegetali). Esso oggi è visto e usato unicamente come produttore di valore di scambio. Quindi i processi reali di trasformazione del territorio sono del tutto indifferenti sia al rispetto delle qualità (naturali, paesaggistiche, culturali) e degli elementi di rischio (terreni franosi, esondabili, falde inquinabili ecc.) esistenti, sia alla creazione di nuovi paesaggi dotati di qualità nuove.

A questo proposito devo aggiungere che a mio parere non siamo capaci di imprimere qualità nel territorio se non interpretiamo l’azione che compiamo oggi come lo sviluppo e la prosecuzione delle azioni che la natura e la storia hanno svolto nei secoli passati. Oggi, invece, l’interesse personale che sollecita i più (a partire dagli architetti e dai sindaci) è costituito dall’affermare la propria personalità, individualità, creatività, eccezionalità.

D - Nell'ipotesi che le città più virtuose nei prossimi 10 anni decidano di non costruire neanche un mattone, quali azioni potremmo intraprendere per recuperare il degrado e lo squallore crescente delle periferie e delle macro-infrastrutture già presenti ?

R – Suggerisco tre passaggi, e ritengo necessaria una condizione.

Primo passaggio: decidere che non si sottrae un solo metro quadrato al terreno libero (naturale o agricolo che sia) se non si tratta di un’indifferibile esigenza sociale non soddisfacibile riusando suoli già sottratti al ciclo nella natura, che si tratti di aree esterne o interne alla città costruita.

Secondo passaggio: abbandonare la logica, oggi dominante, di progettare ogni nuovo elemento (casa, strada, canale, piazzale ecc.) come elemento isolato dal contesto, e vedere invece ogni trasformazione come qualcosa che nasce da una visione, e da un progetto, relativi all’intero contesto cui l‘oggetto appartiene. Poiché il paesaggio altro non è che l’immagine, la forma, di un contesto ampio, identificabile nelle sue connessioni interne e colto nelle sue differenze da ogni altro contesto.

Terzo, conseguentemente applicare il metodo della pianificazione urbanistica e territoriale, colpevolmente abbandonati dei decenni passati per effetto delle stesse logiche, ideologie e interessi che hanno fatto prevalere la “città della rendita” sulla “città dei cittadini”.

Naturalmente non basta qualsiasi pianificazione: occorre una pianificazione orientata secondo principi e di obiettivi coerenti con quello della difesa della bellezza, della salute e del benessere dei cittadini di oggi e di domani. La pianificazione che si pratica oggi è volta invece alla crescita della ricchezza economica di chi adopera il territorio per accrescere il suo potere finanziario. Quindi, la condizione preliminare è che si modifichi il punto di vista dal quale si vede la città, e le esigenze che devono essere soddisfatte prioritariamente nel governo delle trasformazioni del territorio.

D - Partendo dalla tua esperienza di urbanista, puoi proporci degli esempi positivi di paesaggi contemporanei ?

R. Purtroppo nella mia memoria si sono accumulate immagini nelle quali le espansioni recenti hanno lasciato sopravvivere solo brandelli dei paesaggi del Belpaese di anni lontani. E mi riferisco sia alle espansioni nelle forme compatte delle periferie delle grandi città governate dalla speculazione degli anni del dopoguerra, sia nella sbriciolatura miserabile dell’abusivismo delle coste e delle periferie di gran parte dell’Italia centrale e meridionale, sia nello sprawl (lo sguaiato sdraiarsi della città sul territorio) delle opulente città dell’Italia dello “sviluppo”. I tentativi compiuti negli anni migliori della nostra storia recente (mi riferisco agli anni 60-70 del secolo scorso) sono stati per lo più stravolti dai decenni successivi.

E’ dalla difesa di quei residui brandelli (nella quale per fortuna un numero sempre più vasto di cittadine e cittadini sono impegnati), da una concezione della bellezza come un valore che nasce dall’umiltà (humilitas significa “adesione alla terra”) e dal rispetto della storia e della natura che potranno nascere esempi positivi di paesaggi contemporanei. La scommessa è riuscire a proiettare la storia sul futuro, evitando i due scogli del mimetismo e del nuovissimo.


Edoardo Salzano, 16 aprile 2012








0
0
20121102PPP
( 01.11.2012 13:40 )
Il 2 novembre 1975 moriva Pier Paolo Pasolini. Lo ricordiamo con il Lamento di Giovanna Marini: da leggere e ascoltare -->
20121025 B
( 25.10.2012 08:41 )
se ne va, dice. Ma il berlusconismo rimane -->
( 19.10.2012 20:10 )
20121017biodiversità_urbana
( 17.10.2012 15:02 )
20121009 cost
( 09.10.2012 09:05 )
Un paese a pezzi - Vogliono ripetere l’ errore dalla riforma costituzionale del 2001: ricostruire il rapporto tra stato e regioni, ieri per placare Bossi, oggi per accontentare la Triade. Senza fare lo sforzo di comprendere perché avevano sbagliato ieri e perché stanno sbagliando oggi -->
20121002 Hobsbawm
( 02.10.2012 04:15 )
Grazie per quello che, andandotene, ci hai lasciato qui in eddyburg alcuni suoi scritti -->
( 29.09.2012 09:04 )
20120928 regime
( 28.09.2012 11:25 )


Monti "scende in politica", tutti d'accordo (o quasi) -
verso il regime (ecco lo stemma) ? -->
( 24.09.2012 16:17 )
( 19.09.2012 13:39 )
( 19.09.2012 13:35 )
20120909Martini
( 09.09.2012 09:51 )
20030606 ?
( 09.09.2012 09:30 )
20120829 Rachel
( 29.08.2012 16:17 )
-->
20120827 Italo
( 27.08.2012 09:17 )
-Italo Insolera - Anche tu te ne sei andato, amico indimenticabile per gli "happy few", maestro per i tanti che hai fatto e farai crescere con le tue opere -->
( 18.08.2012 08:57 )
20120816 lex1150
( 16.08.2012 14:31 )
( 16.08.2012 14:06 )
«Per la determinazione dell'indennità di espropriazione delle aree di cui all'art. 18, non si terrà conto degli incrementi di valore attribuibili sia direttamente che indirettamente all'approvazione del piano regolatore generale ed alla sua attuazione». Ci è venuto in mente questo articolo quando abbiamo deciso di ricordare la nascita di quella che ancora è la fondamentale legge urbanistica italiana. Abbiamo inserito quella frase come pensiero del giorno, inseriamo come eddytoriale l’articolo che abbiamo chiesto a Vezio De Lucia. Eccolo di seguito. -->
Salzano, Edoardo
( 12.08.2012 16:05 )
( 12.08.2012 06:09 )

Chi fa Eddyburg | Copyright e responsabilità | | Sostenere Eddyburg | Chi sostiene Eddyburg