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Roma Italia Nostra
A Roma continua lo scempio degli abusi edilizi condonati
2 Agosto 2012
Pagine di cronaca
I frutti avvelenati dei condoni e l’ignavia delle Istituzioni aggravano lo sfregio al paesaggio e ai beni culturali: un caso esemplare nella capitale. 2 agosto 2012 (m.p.g.)

In una delle zone più preziose di Roma, tra la Via Appia Antica, nel suo primo tratto dopo Piazzale Numa Pompilio e le Mura Aureliane, lungo Via delle Terme di Caracalla, da qualche giorno appare un insieme di strutture, di circa complessivi 700 metri quadri, prima celato da una fitta vegetazione.

Stiamo parlando di un’area preziosissima dal punto di vista monumentale, storico e paesaggistico, la cui tutela era stata riconosciuta oltre cinquant’anni fa.

Questi luoghi, di struggente bellezza erano stati vincolati, infatti, con un decreto di vincolo paesaggistico del 10.1.1956, in base all’allora legge di tutela 1497 del 1939. L’attuale Piano Territoriale Paesistico n. 15/12 della Regione Lazio individua per tutta quell’area una tutela integrale anche se il provvedimento è tardivo, così come il vincolo archeologico di recente emanazione.

Il diabolico meccanismo dei condoni edilizi, vero sfregio non solo paesaggistico, ma anche giuridico, non ha risparmiato gli straordinari valori riconosciuti alla zona nel secolo scorso e riconfermati dalle recenti disposizioni di tutela: ci domandiamo come ciò sia potuto succedere e come e quando e per responsabilità di chi si sia potuta dichiarare la compatibilità degli abusi con tali valori.

Risulterebbe che per il complesso, in origine utilizzato a serra/vivaio, oggi si vuole avere la destinazione a “servizi privati” per cui è certo che qualsiasi uso di questo tipo comporterà ulteriori lavori, adeguamenti, recinzioni, parcheggi, aggravando lo sfregio già inferto all’area.

Italia Nostra interroga gli uffici competenti di Roma Capitale e le Soprintendenze del Ministero per conoscere nel dettaglio le procedure che hanno potuto portare alla sanatoria che doveva invece essere negata.

Come è possibile che un’area di così straordinario valore e che vede la presenza di tante tutele sia stata preda di abusi di tale evidenza, per giunta dichiarati condonabili?

Purtroppo l’episodio che denunciamo è l’ultimo di tanti abusi edilizi condonati contro ogni regola, a dimostrazione del fatto che la gestione del territorio e quella della tutela del patrimonio culturale vivono a Roma una stagione di opacità e incertezza, per responsabilità delle pubbliche istituzioni: Comune, Regione e Soprintendenze.

Di fronte allo scempio del patrimonio archeologico, del paesaggio e della legalità, quale mai può essere di fronte ai cittadini e al mondo la credibilità di tali organismi?

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