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I primi cento giorni del governo Monti
27 Marzo 2012
Articoli del 2012
Perchè un partito rigorosamente conservatore e di destra può essere utile alla sinistra. Il Picchio a Sinistra , rivista online, 26 marzo 2012

Il governo Monti è indubbiamente conservatore e di destra. Ma lo è in modo netto, ben leggibile e – per riprendere un termine caro allo stesso Monti – “rigoroso”. Dal trovarsi di fronte a un personaggio e a un governo siffatti, chi vuole contribuire alla costruzione di una sinistra in Italia può trarre il non piccolo vantaggio di sapere senza equivoci con chi e con che cosa ha a che fare.

Di Mario Monti si legge fra l’altro in “Wikipedia”: «E’ stato, tra il 2005 e il 2008, il primo presidente del “Bruege”, un comitato di analisi delle politiche economiche (think-tank), nato a Bruxelles nel 2005. Nel 2010 è inoltre divenuto presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neo-liberista fondato 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg […]. Tra il 2005 e il 2011 è stato International advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Coen. E’ stato advisor anche della Coca Cola Company. Nel 2010, su incarico del Presidente della Commissione Europea Barroso, ha redatto un libro bianco (Rapporto sul futuro del mercato) contenente misure considerate necessarie per il completamento del mercato unico europeo».


Dal sito ufficiale della Presidenza del Consiglio, si può trarre il testo integrale del documento: “Governo Monti – Attività dei primi 100 giorni”.
Man mano che ci si addentra nella lettura di questo pur relativamente sintetico documento, risulta chiara – al di là di ogni apparente dipendenza da necessità oggettive – l’ispirazione conservatrice delle varie iniziative, decisioni o previsioni del governo Monti. In un buon dizionario della lingua italiana [Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, ed. Rizzoli Larousse, 2003], trovo infatti definito come conservatore «chi favorisce il perdurare dello stato di cose esistente, specialmente in campo sociale, economico, politico, etico, del costume», nonché, in politica, «chi sostiene l’ordine costituito, opponendosi alle tendenze progressiste e riformiste». Ma il “perdurare dallo stato di cose esistente” è un obiettivo che ci può proporre in vari modi e a partire da situazioni diverse. Ci si può limitare a difenderlo dalle critiche teoriche e a preservarlo dai mutamenti pratici da parte di chi non lo accetta, oppure sobbarcarsi al compito, più impegnativo, di ristabilirne il “rigore” (è questa infatti una parola ricorrente nel linguaggio montiano), messo in forse da politiche precedenti non perché progressiste o riformiste, ma semplicemente perché pasticcione, equivoche, elettoralistiche, illusioniste, sfacciatamente personalistiche, come era con tutta evidenza il caso dei governi italiani presieduti, nel corso di un ventennio e con qualche intervallo, dal ben noto venditore di fumo.


Non lontano da “conservatore” è, nello stesso dizionario, uno dei significati – quello più legato ad eventi della storia moderna – della locuzione “di destra”. Fondamentalmente conservatore, chiaramente collocato a destra è senza dubbio il governo Monti. Perché allora questa rivista on-line, in cui la parola “sinistra” è ben leggibile anche nel nome, dà spazio al documento in questione (astenendosi però, non essendo questa l’occasione, dall’entrare nel merito dei molteplici provvedimenti ivi sintetizzati)? E perché, più generalmente parlando, ritiene che nella formazione e nell’opera svolta dal governo Monti – insediato dal presidente della Repubblica attraverso un’operazione tatticamente splendida - siano da vedere dei fatti molto utili appunto alla costituzione di una sinistra in Italia? Principalmente perché, in un’Europa in cui le destre prevalgono in larga misura, avere alla fine anche in Italia un governo seriamente e nettamente conservatore, offre un chiaro termine di confronto a chiunque voglia dare il contributo che può affinché sussista, anche in Italia, una sinistra che sia tale e con cui, in quanto tale, si sia obbligati a fare i conti. Abbiamo di fronte, oramai, una destra non più melmosa massa informe e maleodorante, ma inequivocabile e tagliente, e queste sono le cose che è decisa a fare, in buon misura riuscendovi. “Hic Rhodus, hic salta”: quali indirizzi politici, quali orientamenti economici e sociali vogliamo metterci in grado di proporre come realistica e reale alternativa? 


L'articolo è scritto dallo staff della rivista online Il picchio a sinistra

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