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Notizie dai recinti. Damietta, Rocinha, Chiomonte
Data di pubblicazione: 22.11.2011

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Sulla stampa internazionale e nostrana si affollano notizie che rivelano come l’iniquità urbana, caratterizzata dalla (s)composizione della città per “recinti”, stia dilagando. Basta saper leggere. Lo faremo, per eddyburg.it e i suoi lettori

Damietta

Domenica 13 novembre, a Damietta, una città egiziana sul bordo orientale del delta del Nilo, a una cinquantina di chilometri dall’imbocco del canale di Suez, i violenti scontri tra polizia e gruppi di cittadini che reclamavano la chiusura di una fabbrica altamente inquinante hanno provocato almeno 1 morto e una dozzina di feriti tra i manifestanti.

La fabbrica contestata si trova all’interno della locale Free Zone, uno dei 9 recinti egiziani finalizzati alla produzione di merci da esportazione, dove, per attrarre gli investitori stranieri, si offrono condizioni competitive quali “esenzione fiscale, assenza di diritti per i lavoratori e deroghe dalle norme ambientali”. Create a partire dai primi anni ’70, le 9 free zones occupano nel complesso più 10 milioni di metri quadrati e al loro interno sono impiegati circa 200.000 lavoratori.

Fin dal 2005, la presenza della fabbrica di fertilizzanti Agrium, di proprietà di un gruppo canadese, ha suscitato le proteste della popolazione. Proteste che sono riesplose nel 2008, dopo il rifiuto del governo di tener conto delle raccomandazioni contenute in un rapporto di tecnici che ne documentava l’impatto devastante sulla salute umana, nonché sull’economia locale. La fabbrica, infatti, immette scarichi nocivi nel fiume e nel Mediterraneo, con danni alla pesca e al turismo, e sottrae ingenti quantità d’acqua agli usi agricoli. Il governo, non solo non ha imposto la sospensione delle attività inquinanti, ma, dopo la fusione di Agrium con la Mopco (Mirs Oil Production Company) ha autorizzato l’espansione del complesso produttivo, limitandosi a promettere che «non avrebbe risparmiato sforzi per obbligare la compagnia a rispettare gli standard ambientali».

Ora, per placare la popolazione, le autorità hanno ordinato la temporanea chiusura dell’impianto «per verificarne la eventuale pericolosità». In assenza di garanzie, le proteste continuano ed i cittadini di Damietta hanno bloccato gli accessi al porto e alla free zone.

Vedi l'articolo Violence in Egypt for Environmental Justice sul sito Gulf Oil and Gas

Rocinha

Nella notte tra il 12 e il 13 novembre, 3000 uomini della polizia e dell’esercito brasiliano, appoggiati da 18 mezzi blindati in dotazione della marina e da 7 elicotteri da combattimento, sono entrati a, una favela nel cuore di Rio de Janeiro per liberarla dai narcos e dai criminali. Il megablitz, denominato “Choc di pace”, si è concluso con successo e la favela è stata «riconsegnata agli abitanti». Alcuni intervistati dopo la “liberazione” hanno detto di sperare che ora le autorità porteranno miglioramenti per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti, le fognature, l’erogazione di acqua ed elettricità. Per il momento, l’unica misura certa è che, per garantire l’ordine, vi sarà installata la diciannovesima unità di “polizia pacificatrice”. Contemporaneamente, l’esercito è entrato anche nella vicina favela di Videgal.

Il comandante delle forze di élite che hanno condotto l'operazione ha spiegato che la Rocinha è uno dei più importanti punti strategici per la polizia per controllare Rio e che “la pacificazione della zona significa che le autorità hanno chiuso la morsa della sicurezza intorno alle aree che ospiteranno i mondiali di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016”.

Rocinha, spesso etichettata come la più grande baraccopoli dell’America latina, non è un insediamento precario. Per la sua dimensione demografica, oltre 150.000 persone, e soprattutto per la sua struttura fisica - edifici di 3 o 4 piani, negozi, 3 scuole, 3 asili, banche e farmacie - potrebbe essere definita una vera e propria città. Ma della città non ha né le infrastrutture né l’organizzazione, perché la sua esistenza non è mai stata riconosciuta ed il suo governo è stato coscientemente lasciato in mano alla criminalità organizzata.

Rocinha sorge sul fianco di una collina distante non più di un chilometro dalla spiaggia, e Videgal confina con Iparema. La loro contiguità con i quartieri più pregiati significa che la terra su cui sorgono questi recinti varrebbe/varrà moltissimo una volta liberata dai poveri.

Vedi gli articoli Rio to Pacify more Favelas ahead of World Cup su Google; e Maxi operazione di esercito e polizia per riprendere il controllo delle favelas a Rio, dal Sole 24 Ore (servizio fotografico)

Chiomonte

Nel decreto legge di stabilità finanziaria con maxiemendamento anticrisi approvato il 12 novembre dal Parlamento italiano, le aree ed i siti del comune di Chiomonte, individuati per l’installazione del cantiere della galleria geognostica e per la realizzazione del tunnel di base della linea ferroviaria Torino - Lione costituiscono “aree di interesse strategico nazionale”. Chi vi entrerà senza permesso sarà punito con l’arresto e la reclusione da 3 mesi a un anno. Oltre a rendere più pesanti le pene per i trasgressori, la militarizzazione dei cantieri ha almeno altre due conseguenze. Da un lato semplifica le procedure di esproprio per potersi impadronire dei terreni ancora non ceduti dai proprietari, dall’altro fa si che la roccia estratta dagli scavi, anche se piena di inquinanti, diventi materiale ordinario per legge.

Per rendere impenetrabile il recinto, l’attuale barriera di filo spinato sarà sostituita da un muro di cemento alto tre metri.

Vedi l'articolo Chiomonte sito strategico, i No Tav annunciano proteste, la Repubblica Torino









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( 04.11.2012 16:18 )
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