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«Leggi casa: stato e regioni alimentano l’abusivismo»
Data di pubblicazione: 15.10.2011

Franco Girardi, Roma

Caro eddyburg, ho letto e confrontato la cosiddetta “legge casa” del Governo e quella della regione Lazio e ne ho tratto la conferma, oltre che ovviamente della dissennatezza di chi ci governa, dei dubbi che ho sempre avuto sul valore e l’utilità del potere legislativo delle regioni ancorché sancito dall’art. 117 della Costituzione. Detto in breve e in generale: se la legislazione regionale si discosta o contrasta quella dello Stato è un gran male e fonte di disordine; se la ripete tante volte quante sono le regioni è superflua e in definitiva inutile.
Ho letto attentamente la “legge casa” nel testo governativo (bozza) e mi sono chiesto se in sostanza non sia un incentivo all’ abusivismo o almeno una sua giustificazione per chi lo ha praticato e lo praticherà in futuro, e questo non solo per la lettera del testo dove ricorre spesso il termine “in deroga”, ma per la sua logica di base che attribuisce un potere di incentivazione economica al mero incremento quantitativo dell’edificato, che per parte sua è la molla di tanto abusivismo.
Orbene, la stessa logica l’ho trovata nella legge regionale (né allo stato delle cose poteva essere altrimenti) forse con qualche tentativo di attenuarne gli effetti più dannosi, ma con l’aggravante (ed è questo che intendo segnalare) di appesantire la lettera della legge e con ciò la lettura e l’osservanza di chi la deve rispettare; e si sa per esperienza che la fatica di lettura di un testo legislativo è un incentivo prima a non leggerlo, poi a non osservarne il dettato, e soprattutto è fonte di facili contestazioni per chi ha interesse ad approfittarne.
Una buona “legge casa” (chiamiamola sempre così) sia governativa che regionale, a mio giudizio dovrebbe basarsi su un’altra logica, che mi arrischio a riassumere nei punti seguenti.
1. Impegnare l’ente pubblico (soprattutto lo Stato) a farsi carico di un piano sull’esempio (tra i non pochi) del vecchio “Fanfani”.
2. Definire un sistema di finanziamento, indispensabile per alimentare lo stesso piano. Ed è cosa non facile che ne rileva l’aspetto economico (considerato sul medio-lungo periodo
3. Nel nostro specifico caso dell’edilizia, dovrebbe esaltare la finalità del piano, che in quello sopra citato a esempio era l’incremento dell’occupazione, mentre ora si dovrebbe cominciare a considerare il tema della razionalizzazione produttiva nell’industria delle costruzioni (Dio ne scampi dalla vieta prefabbricazione pesante).
4. Last but non least. Avviare, anche solo di un primo passo, la riforma del nostro regime immobiliare, responsabile di tanta parte del costo della casa, impedendo ai più di godere di un bene che si proclama un diritto; e non giovando certo alla produttività del corrispondente settore di produzione economica.

Franco Girardi, studioso e attento osservatore delle cose urbanistiche, muove giuste critiche (in parte già note ai nostri lettori) alle diverse declinazioni del cosiddetto piano casa. E contrappone alla sguaiate proposte del governo e delle regioni ipotesi alternative completamente diverse, che si rifanno alle migliori esperienze dell'edilizia pubblica italiana dei primi decenni del dopoguerra. Come non essere d'accordo. (v.d.l.)









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