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Spazio ai privati per migliorare i servizi. E taxi collettivi antitraffico
Data di pubblicazione: 03.10.2011

Autore:

Ex assessore al Metro Cubo studia da leader dell’opposizione, ispirato ai tories britannici. Dal Corriere della Sera, ed. Milano, 3 ottobre 2011 con. postilla (f.b.)

«La crisi, paradossalmente, può rappresentare un'occasione».
Non scherziamo.
«Tagliare le spese non deve coincidere con la riduzione dei servizi di trasporto. Ci sono attività che fatte dal Comune determinano costi pesanti e sono poco sfruttate dalla collettività». La crisi, insiste il capogruppo pdl Carlo Masseroli, «può accelerare una riforma quanto mai urgente dell'ente locale. Dobbiamo alleggerire la "macchina" e aumentare l'efficienza dei servizi grazie a un approccio liberale di coinvolgimento dei privati».
La giunta ha investito sulla spending review. Non basta?
«Non è chiaro cosa vuole sacrificare e con quali obiettivi».
Il suo modello, Masseroli?
«L'Inghilterra di Cameron. Il controllo rigido e totale indebolisce la responsabilità, deprime l'iniziativa e l'azione civica. Favoriamo la crescita dal basso, non soffochiamola».
Proposte concrete?
«Partiamo dai 2 milioni di tagli tra progetti di infomobilità e interventi di mobility management. Cos'è stato azzerato? Un uso intelligente dei dati comunali per orientare i flussi di traffico. Ecco l'idea, che presenterò in un emendamento al bilancio: "Pubblicazione e libero utilizzo di tutte le informazioni sulla mobilità". A Londra si chiama "London data store", a Parigi è il "Paris open data". Non è solo questione di trasparenza, ma è soprattutto un'opportunità di business per giovani e innovatori che possano generare applicativi per i parcheggi, gli ingorghi, gli orari di aerei e treni...».
La manovra colpisce anche car pooling e radiobus Atm. Controproposte, consigliere Masseroli?
«Novità. I mezzi serali, per dire, girano semivuoti. Ogni passeggero costa all'Atm circa 5 mila euro l'anno. Troppo. Puntiamo sui taxi collettivi».

postilla
La politica come dicono certi poeti a gettone è l’arte del possibile, ma a volte può anche rivelarsi solo artigianato delle balle un po’ più ben confezionate della media. Non ci vuole una gran memoria per ricordarsi, solo la primavera scorsa (quando avevamo ancora addosso le stesse magliette leggere di oggi) l’adesso serioso e british Masseroli lanciarsi con la sindaca Moratti in sbracate imbrattature del marciapiede, dove verniciava sinistre sagome di biciclette assassinate, e spiegava garrulo as usual ai passanti che toccava stringersi un po’, per far passare le macchine, senza le quali non c’è sviluppo. Passano un po’ di settimane, il voto dei cittadini lo toglie dall’inopinato seggiolino di governo, ed ecco la miracolosa transustanziazione ecologista e tecno-progressista, nel segno dell’altro paravento di oltre Manica, David Cameron. Il quale col tono pensoso e appunto molto british che ha imparato a tenere come cifra personale, copre tutte le miserabili magagne di una classe dirigente tory fatta di servi degli interessi particolari, che se ne fregano di cittadini ed elettori, quando non sono rigorosamente ricchi e finanziatori di campagne elettorali.
Queste brevi note si rivolgono in particolare a chi (beata gioventù) trovasse magari condivisibili tutti quei giri di parole, pieni di termini simil-specialistico-internescional. Che però non ricordano mai la montagna di sciocchezze disservizi e altro combinate dalla maggioranza di chi ora parla con tono tanto saggio, in lustri di governo della città. Studi pure da leader dell’opposizione, questa reincarnazione di Tory allo zafferano: magari in convento di clausura, come si addice a un dichiarato credente (f.b.)











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