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0 > Società e politica

Costi della politica: basta demagogia e si facciano i conti
Data di pubblicazione: 18.07.2011

Autore:

Una lettura controcorrente e motivatamente contraria all’abolizione delle Province. Scritto per eddyburg, 18 luglio 2011 (m.p.g.)

Improvvisazione, demagogia, populismo e pressapochismo hanno già prodotto guasti enormi nel nostro sistema istituzionale e democratico, manomesso da troppe riforme assai poco meditate che hanno prodotto tanti dei guai che oggi, con metodi analoghi, sulla spinta della pressione popolare, si vorrebbero correggere.

Le proposte dell'IDV avanzate in questi giorni per l'abolizione delle Province e prontamente riprese da molti esponenti politici, commentatori e movimenti con l’imbarazzo del PD, seguono la stessa linea sbagliata e improvvisata : si mescolano capre e cavoli senza avere in mente un complessivo nuovo disegno istituzionale, e si propongono soluzioni in nome della riduzione dei costi della politica non coinvolgendo in questo disegno gli unici enti che insieme con lo Stato, costituiscono materialmente il nostro Paese, i Comuni.

Non a caso chiamiamo l’Italia “paese” proprio perché essa storicamente è stata prima di tutto somma di paesi, di comuni: non a caso ogni cittadino riconosce nel proprio sindaco l’interlocutore per tutti i propri problemi, non a caso l’identità di ciascuno deriva dal proprio campanile, dalla piazza della propria città.
Ogni organizzazione della Repubblica che prescinda da questo fallirebbe miseramente, così come sono fallite in passato tutte le proposte analoghe: nell’ordinamento, leggi per l’accorpamento dei comuni esistono da molti anni ma se ciò non è accaduto non credo sia stato per amore della poltrona dei sindaci dei piccoli comuni.

Invece di prendersela con le Province, unico ente che ha ruoli e funzioni sovra comunali e che ne riceve continuamente per delega dalle Regioni, invece di attaccare continuamente il Parlamento con la scusa degli emolumenti dei suoi componenti, andiamo ad esaminare , una volta per tutte cosa è avvenuto in Italia a causa della istituzione delle Regioni, della modifica del titolo V della Costituzione, dell’accentramento dei poteri decisionali negli esecutivi e dello svuotamento delle competenze dei consigli e degli altri organi elettivi, dei guai che provoca l’idea di sostituire le rappresentanze dei cittadini con uomini soli al comando.

Se si ragiona a mente fredda si vede come l’aumento dei costi della politica, la crescita abnorme di leggi e regolamenti, l’esplosione dei costi dei servizi corrisponda alla istituzione delle Regioni, del cui fallimento, a causa della sbornia federalista, nessuno ha il coraggio di parlare.

Almeno 1000 consiglieri a cui si aggiungono non meno di 200 assessori e “governatori” che sfornano leggi a tutto spiano, sui medesimi argomenti, tutte diverse da regione a regione, spesso rimasticature di leggi fatte a livello nazionale, centinaia di migliaia di funzionari e impiegati che non svolgono reali compiti dal momento che per lo più le funzioni, non appena conquistate, vengono trasferite a Province e Comuni,

Ruoli di coordinamento e pianificazione generale assolti solo in modo virtuale per evitare di scontentare le realtà locali da cui dipende l’elezione di consiglieri e presidenti, centri di spesa e distribuzione di risorse ripartite dallo Stato, dispense di nomine e incarichi, una sfilza interminabile di enti con altro personale, consigli di amministrazione, presidenti ecc.Dovremo fare i conti con il “federalismo” e soprattutto con il perverso disegno , assecondato da tanta politica gridata, costituito dalla sostituzione delle assemblee con gli esecutivi, con i costi e le inefficienze delle Regioni, con la difficoltà per imprese e cittadini a misurarsi con la proliferazione di leggi e regolamenti diversi da luogo a luogo, con la demagogia che pretenderebbe migliori le decisioni prese al più basso livello possibile, che si sono rivelate invece quelle più facilmente piegabili agli interessi e alle clientele più diffuse. Se si attribuiscono tutte le funzioni agli esecutivi a cosa servono le assemblee ? E’ sprecato ogni appannaggio ed inutile ogni misura volta a garantirne indipendenza e autonomia. Oppure diventa inutile andarci, tanto si decide tutto altrove.

E così si sommano consigli vuoti ( o pieni di persone interessate, come avviene purtroppo in molte città medio-grandi, ai soli gettoni ) a istituzioni che hanno perso la loro legittimazione sia per il modo con cui avviene l’elezione dei componenti, di nomina dei capipartito, sia per quanto materialmente fanno, essendo stato sostituito il loro ruolo da un esecutivo che governa attraverso decreti e voti di fiducia.E’ facile in questo contesto quindi gridare contro gli sprechi di questa o quella istituzione politica, scegliendo di volta in volta quella che sta meglio nel mirino, elaborando conseguentemente proposte di soluzione dettate dalla improvvisazione o dalla pressione di una popolazione che non ha più come metodo di valutazione un disegno o un progetto generale di società.

Se c’è chi in 40 anni ha clamorosamente fallito è sicuramente la istituzione Regione : si abbia il coraggio di ammetterlo, si abbandoni il “federalismo” che come dimostrano i fatti dell’ultimo periodo, comporta solo ulteriori spese e complicazioni burocratiche, si rafforzino i poteri di coordinamento e di programmazione a livello di area vasta delle Province, si accorpino talune funzioni burocratiche e ripetitive dei Comuni, mantenendo in capo a loro rappresentatività e rapporto con i cittadini, si costituisca fra gli eletti delle Province un coordinamento territoriale più ampio, neppure necessariamente collegato agli attuali confini, e si torni a conferire allo Stato poteri che sempre più devono interfacciarsi con quelli europei.

E per favore si cancelli dall'agenda il ridicolo "Senato delle Regioni " , organismo che non farebbe che ripetere, peggiorandolo, il localismo deteriore che è stato alla base delle riforme dell'ultimo periodo e della pratica politica che le ha provocate.
E infine si torni ad affidare ai Consigli e alle Assemblee i poteri che originariamente la Costituzione assegnava loro , poi potremo serenamente discutere di quanto è giusto che costi tutto ciò e di quali siano i gradi di libertà che è opportuno attribuire a ciascuna istituzione e a ciascuno dei cittadini pro tempore eletti a svolgere una pubblica funzione.

L’autore, già componente la Commissione Affari Istituzionali del Senato, è tra i fondatori dei Verdi per la Costituente Ecologista









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