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«Conflitti d’interessi anche in Toscana»
Data di pubblicazione: 02.07.2011

Paolo Baldeschi

Si chiede Gad Lerner in un recente aricolo su Repubblica, opportunamente ripreso da eddyburg, “in base a quale criterio il manager Franco Pronzato poteva fare il consigliere d'amministrazione dell' Enac, ricoprendo contemporaneamente l' incarico di coordinatore nazionale del trasporto aereo nel PD?” La stessa domanda può esser fatta a riguardo di Riccardo Conti, ex assessore al territorio della Regione Toscana, coordinatore nazionale per le infrastrutture nel PD e da qualche mese consigliere di amministrazione di F2i - Fondo italiano per le infrastrutture - in rappresentanza del Monte dei Paschi di Siena. Fondo quanto mai attivo in Toscana perché ha cercato di acquistare una quota del capitale sociale dell'aeroporto di Peretola. Ma Monte dei Paschi è anche presente (21%) nello scalo di Siena, l'aeroporto di Ampugnano, di cui sostiene l'ampliamento contro comitati e ambientalisti. Nel frattempo la 'banca rossa', azionista di riferimento di F2i, è entrata nel capitale di Sat, concessionaria dell'autostrada tirrenica, con quasi il 15%, mentre il 25% è stato acquistato da Holcoa (holding di concessionarie autostradali creato proprio per entrare in Sat da vari costruttori emiliani e da Ugf Merchant che è la banca d’affari del gruppo bolognese Unipol). Sat ha presentato da poco un nuovo progetto di tracciato autostradale che dovrà essere discusso con la Regione Toscana, la Provincia di Grosseto e i Comuni coinvolti. In quale veste interverrà Riccardo Conti? Come coordinatore per le infrastrutture del PD? Come consigliere di amministrazione di F2i? Sarà sordo agli interessi di Monte dei Paschi e dei costruttori emiliani? O agirà come rappresentante unico di tutti i vari soggetti? In questo caso si dovrebbe parlare non di conflitto, ma di macroscopica collusione di interessi. E Bersani che ne pensa? Eppure il Codice etico del PD recita esplicitamente che gli appartenenti al partito devono “rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi esecutivi nel Partito qualora, a causa del ruolo ricoperto in imprese, associazioni, enti o fondazioni, aventi scopo di lucro o titolarità prevalente di interessi economico-finanziari, possa configurarsi un conflitto di interessi tale da condizionare i propri comportamenti”. Ma forse il segretario del PD se ne è dimenticato; e non si rende conto che questo intreccio di interessi, in cui pubblico e privato si confondono, è il brodo di coltura della corruzione; e che è meglio intervenire prima che stracciarsi (si fa per dire) le vesti dopo.

Da tempo siamo tra quanti sostengono che la politica (quella dei partiti) si è appiattita sull’economia: per di più, su quell’economia del neoliberismo straccione, all’italiana, che prospera saccheggiando i patrimoni collettivi con la logica non di Arsenio Lupin ma di Ghino di Tacco. Sempre più la rocca dalla quale si compiono le scorrerie non è quella di Radicofani, ma la rete di poteri aziendali che una volta si chiamava Parastato. Poche sono le voci che si sottraggono a questo andazzo, meno ancora i poteri. La rabbia cresce tra chi subisce e paga le conseguenze. Speriamo che il vento della protesta sia capace di esprimere una politica nuova, e non si rovesci in una tempesta reazionaria.








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