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Quando governano gli uomini d’affari
Data di pubblicazione: 11.02.2011

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Questo testo è del 1935. Nel frattempo sono evidentemente successe due cose: gli affari sono diventati la cosa più importante, gli uomini sono diventati più stupidi.

È significativo che in tutta la storia della democrazia parlamentare non ci sia stato in alcun paese un grande statista che fosse un uomo d'affari. Spesso uomini come Bonar Law in Inghilterra, Loucheur in Francia hanno coperto dei posti elevati, e magari altissimi, ma non si sa che ve ne siano stati i quali siano riusciti ad esercitare sui loro contemporanei l'influsso che esercitarono uomini della statura di Washington, Lincoln, Gladstone, Bismarck, o Cavour.

La ragione, io direi, è semplicemente questa, che l'opinione pubblica non ha mai potuto ammettere la pretesa del capitalista di essere il fiduciario dell'interesse pubblico. Essa l'ha sempre considerato per quello che è, come uno specialista nel far danaro, e non ha mai effettivamente creduto che abbia senso di responsabilità fuor dell'ambito ristretto della sua classe. Egli non ha mai considerato la legge come un complesso di principii che stanno al di sopra del suo gretto interesse, ed ha sempre cercato, con mezzi leciti o illeciti, di farla interpretare ai suoi propri fini.

Certo, per la sua strada egli ha dimostrato di essere tutto dedito al suo compito e coscienzioso, e non v'è ragione di dubitare della sua sincerità quando crede che il suo benessere privato combaci col bene pubblico. Quando, come in America, egli ha comprato giudici, governatori di stato, e magari i presidenti stessi, l'ha fatto convinto che il renderli pieghevoli strumenti ai suoi fini era per il popolo americano il meglio. Egli si difese nell'unico modo che credeva adatto, perché credeva effettivamente nel suo diritto divino di comandare.

Harold Laski, Democrazia in crisi (1935), cit. in exergo da Paolo Sylos Labini, Berlusconi e gli anticorpi. Diario di un cittadino indignato, Laterza, Roma-Bari, 2003. Harold J. Laski (1893-1950), politologo ed economista, professore alla London School of Economy, fu autorevole esponente del Labour Party britannico di cui fu presidente nel 1945-46.








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