0 0 0 0 0
0
0 0 0 0 0 0 0
0
0
0 > Città e territorio > La città: quale futuro?

La città: quale futuro?
Data di pubblicazione: 26.05.2008

Autore:

Le intenzioni di questa cartella

È in corso una mutazione profonda dell’habitat dell’uomo. La si può guardare da molti punti di vista, e a seconda degli osservatori nei quali ci si pone i processi in corso cambiano riferimenti, e quindi significato e senso. Il nostro osservatorio è l’Europa, il nostro riferimento è la città della tradizione e della cultura europee: la citta elaborata da quella civiltà che, a partire dalla polis greca e dall’urbs e la civitas romane, si è sviluppata nel percorso (magistralmente descritto da Carlo Cattaneo nella sua declinazione italiana) che ci ha condotto fino alle città che abbiamo conosciute nel secolo scorso. È una città che si è potuta definire “la casa della società”, nel senso che era nata, strutturata e organizzata in funzione delle esigenze comuni della cittadinanza. È una città le cui forme e la cui organizzazione sono dominate dal ruolo degli spazi pubblici (simbolo ne è l’invenzione europea della piazza) ed è governata da un municipio nel quale gli equilibri tra le classi sociali prevalgono sul caos dell’anarchia e sulla tirannia del dominio. E’ una città nella quale il rapporto del territorio, caratterizzato per secoli da una profonda simbiosi (la città “formò col suo territorio un corpo inseparabile”, scrive Cattaneo), divenne nei decenni più recenti il luogo di un’organizzazione a rete di sistemi di città – e iniziò a conoscere paurosi fenomeni di degrado.

Diverso sarebbe l’habitat di riferimento se ci ponessimo in una delle numerose e varie realtà dove le storie e le culture hanno prodotto rapporti diversi tra società e territorio, e dove la città della civiltà europea è stata imposta come caposaldo di domini coloniali, o è stata assunta come tardivo modello d’imitazione, oppure è stata respinta da organizzazioni radicalmente diverse. Oggi comunque, nella presente fase del capitalismo, le diverse forme dell’habitat sociale sono sollecitate da una fortissima tensione all’omogeneizzazione. Già è stata costituita (per adoperare le parole di Saskia Sassen) una “infrastruttura globale”, costituita dalle porzioni “elevate”, dotate di uguale standard di ricchezza, di comfort, di lusso al massimo livello consentito, dedicato alla residenza, alle attività, alla ricreazione, ai piaceri di quella piccolissima porzione della popolazione del globo che manovra la ricchezza del mondo intero. Già tendono a uniformarsi i modi in cui soddisfare le esigenze di massa del resto della popolazione: i modelli di residenza, di trasporto, di consumo (soprattutto di consumo). L’eredità dell’antica polis, della città del buongoverno medioevale, della città della fabbrica e di quella del welfare, quelle dei villaggi nella savana e dei pueblos arroccati sulle pendici, quella delle “pompose Babilonie” disprezzate da Cattaneo, tutto si sta trasformando in quella che Massimo Cacciari definisce “la città infinita”, constatandone con superba neutralità l’epifania,. E quello che Italo Calvino aveva raccontato nelle sue più angosciose “città invisibili, e che J. G. Ballard continua a raccontare nei suoi allucinati romanzi.

Procederà senza sosta, inarrestabile e invincibile, una siffatta tendenza? Cancellerà tutte le preesistenti, tutte le testimonianze e le vite della città quale l’abbiamo conosciuta? Oppure quest’ultima può ancora avere un futuro, e il messaggio di civiltà che essere contiene essere adoperato ancora nei decenni futuri? Insomma. La città globale ha già vinto, oppure il suo percorso può essere contrastato?

È evidente che per eddyburg la seconda è la scelta giusta. Ma siamo convinti che in ogni caso (anzi, soprattutto se si vuole contrastarla) si debba iniziare dal conoscere e comprendere che cosa la città sta diventando e che cosa essa minaccia di divenire. Le analisi non mancano, sebbene siano poco frequentate dalla cultura urbanistica, e in particolare da quelle italiana. Occorre frequentare anche altri saperi (dalla sociologia al romanzo, dall’economia alla geografia,dall’architettura alla poesia) per individuare analisi adeguate e cenni di una nuova teoria e a una nuova politica della città. È a questi materiali che vogliamo dedicare una nuova cartella, che collochiamo nella sezione dedicata a Città e territorio. Essa è idealmente connessa ad altre due cartelle collocata nelle due vicine sezioni: quella intitolata al Capitalismo d'oggi, nella sezione Politica e società, e quella dedicata a i materiali per un glossario sul termine Città, che apriremo presto nella sezione Urbanistica e pianificazione.









0
0
Pappaianni, Claudio
( 04.11.2012 16:18 )
Meletti, Giorgio
( 03.11.2012 15:10 )
Lania, Carlo
( 02.11.2012 22:00 )
Erbani, Francesco
( 01.11.2012 16:22 )
Petrini, Roberto
( 30.10.2012 05:31 )
Bevilacqua, Piero
( 30.10.2012 04:04 )
Rizzo, Sergio
( 29.10.2012 13:55 )
Di Vico, Dario
( 27.10.2012 08:31 )
Stella, Armando
( 27.10.2012 08:29 )
Settis, Salvatore
( 26.10.2012 08:31 )
Losavio, Giovanni
( 25.10.2012 12:49 )
Vitucci, Alberto
( 25.10.2012 08:17 )
Carra, Ilaria
( 24.10.2012 17:42 )
Vitucci, Alberto
( 24.10.2012 04:28 )
Erbani, Francesco
( 22.10.2012 20:29 )
Bongioanni, Maurizio
( 22.10.2012 20:26 )
Emiliani, Vittorio
( 22.10.2012 20:23 )
( 22.10.2012 17:38 )
Brûlé, Tyler
( 22.10.2012 17:36 )
Tantucci, Enrico
( 21.10.2012 15:30 )

Chi fa Eddyburg | Copyright e responsabilità | | Sostenere Eddyburg | Chi sostiene Eddyburg